Un caro benvenuto a Fabrizio “Jesus” Biondi (F.B.), Claudio “Buddha” Buonfiglio (C.B.), Tiziano Taccini (T.T.) e Gennaro Lucio Zinzi (G.L.Z.): Il Sentiero di Taus.
Iniziamo la nostra chiacchierata con una domanda “classica”: come nasce Il Sentiero di Taus e cosa c’è prima de Il Sentiero di Taus nelle vite di Fabrizio, Claudio, Tiziano e Gennaro Lucio?
F.B.: Prima di entrare nei Taus ero in altre due band locali. In una di queste militava anche il precedente chitarrista (quello che ha suonato su “La grande perla”) ed è stato lui a coinvolgermi nel progetto, che ai tempi era ancora quasi in fase embrionale.
C.B.: Prima de Il Sentiero di Taus, ho suonato in varie band e progetti musicali, spaziando tra pop rock, hard rock, heavy metal e Prog. Con il Sentiero di Taus ho fatto una centrifuga di tutti questi generi.
T.T.: Prima dei Taus ci sono state diverse esperienze con altri gruppi e diversi generi musicali.
G.L.Z.: Prima dei Taus ero una persona sana di mente! No, scherzo. Per anni ho militato in diverse formazioni musicali.
Il Sentiero di Taus: come cade la scelta sul nome?
C.B.: È un’idea del nostro cantante Lucio, con la volontà di seguire uno stesso filone narrativo in tutti i nostri brani e album.
G.L.Z.: Il nome nasce all’inizio come Taus e basta, in onore del mito curdo Malek Tau. Poi abbiamo aggiunto “Il sentiero” perché volevamo raccontare la via spirituale di questo popolo.
Il 2013 è l’anno dell’esordio: esce, infatti, “La grande perla”, un’opera dalle forti tinte hard rock. Mi parlate un po’ del lavoro?
C.B.: Il primo nostro “esperimento”, un po’ ancora acerbo nella realizzazione, ma comunque un buon lavoro che ha all’interno brani a cui siamo particolarmente legati e che cerchiamo di riproporre nelle nostre sessioni live.
T.T.: Non militavo nei Taus al tempo.
G.L.Z.: Il primo album è frutto delle influenze che ognuno si era portato appresso nel progetto. Non aveva ancora una matrice ben definita e le canzoni sono state scritte da me e da un precedente componente, che poi è andato via. In quel frangente preferimmo soluzioni più dirette e meno filosofiche, ma già da “Sogno” e “La grande perla” stavamo cambiando direzione.
Passano cinque anni e, nel 2018, siete pronti per qualcosa di decisamente nuovo: “Macrocosmosi”. “Il Sentiero di Taus evoca iridescenti immagini musicali che partono dal progressive sinfonico e si spingono fino ad abbracciare la musica etnica, la psichedelia, l’hard-rock e molto altro. Un vero caleidoscopio di suoni che accompagnerà in un immaginifico viaggio senza ritorno”: queste le parole di presentazione usate da Fabio Zuffanti per descrivere il vostro lavoro. Voi, invece, come lo descrivereste musicalmente?
F.B.: Come una sintesi delle nostre influenze musicali e un po’ di voglia di divertirsi a provare a stupire l’ascoltatore.
C.B.: Un lavoro certamente più maturo del precedente, questo sicuramente anche grazie all’importante supporto di Fabio Zuffanti, come tu stesso hai citato. In questo lavoro, tra l’latro, si delinea ancora di più la “trama” e il racconto che portiamo con il nome della band.
T.T.: “Macrocosmosi” è il primo di una trilogia, ha una caratterizzazione di suoni e armonie che concettualmente è in linea con quello che racconta, questo è stato il nostro intento, e Fabio ci ha aiutato a mettere ordine alle nostre idee.
G.L.Z.: I suoni, le canzoni, tutto è strutturato per accompagnare le fasi salienti della storia. Il caos prima della Genesi, ecc. Abbiamo cercato di dare un colore musicale alle parole.
Mi narrate, invece, la genesi di “Macrocosmosi”? E vi va di approfondire anche la tematica piuttosto particolare trattata nei testi?
C.B.: Lascio la parola al nostro Lucio.
T.T.: Concordo. A questa può rispondere il nostro Lucio.
G.L.Z.: Dopo la dipartita del vecchio chitarrista, Io e Gesù siamo diventati ufficialmente coautori delle musiche, mentre per i testi sono rimasto ad occuparmene io. Abbiamo praticamente musicato una parte dei testi sacri Yezidi ma abbiamo inserito paure e debolezze umane comuni a tutti i popoli.
A proposito di Zuffanti, come avviene l’incontro con Fabio e quanto è “tangibile” il suo contributo nella vostra svolta musicale (e, in particolare, in “Macrocosmosi”)?
C.B.: Il suo supporto è stato assolutamente determinante per la scelta stilistica, per i suoni e per la produzione finale. E ci ha fatto “crescere”.
T.T.: Cercavamo un’etichetta che ci distribuisse e stampasse l’album, e trovammo Loris Furlan della Lizard Records. Dopo aver ascoltato il nostro demo, non ha avuto esitazioni a metterci in contatto con Fabio. Con lui ci siamo trovati subito benissimo, il suo contributo è stato assolutamente importante per il disco e per noi, a livello di composizione e crescita artistica.
G.L.Z.: Avevamo dato il nostro demo a Loris Furlan della Lizard, appunto, il quale ci ha messi in contatto con Fabio, perché ne venisse una collaborazione
Al netto di tutto, quali sono, secondo il vostro punto di vista, i punti di contatto e le differenze sostanziali tra i due album?
F.B.: Sicuramente il principale punto di continuità tra i due album (oltre l’impianto lirico) è la ricerca di soluzioni per offrire un ascolto “a più livelli” dei pezzi. Ma, mentre ne “La grande perla” il processo è stato più acerbo (per inesperienza e per il fatto che alcuni brani arrivavano da un pacchetto compositivo “pre-Taus”), in “Macrocosmosi” eravamo più consapevoli di cosa volevamo fare e di come farlo. Inoltre, il mio ingresso in formazione ha aggiunto ulteriori influenze e ha contribuito in maniera importante al nostro sound attuale.
C.B.: In “Macrocosmosi” siamo riusciti ad esprimerci meglio.
T.T.: Per quanto posso dire del primo disco, in quanto non ci ho suonato, rispetto a “Macrocosmosi” la differenza, per me, sta nel genere netto che il gruppo ha deciso di intraprendere.
G.L.Z.: Più rock e arrabbiato il primo, più introspettivo ed esoterico il secondo (e più curato anche nei suoni).
Vi va di spendere anche qualche parola sul poetico ed evocativo artwork che accompagna il disco?
C.B.: Lascio la parola a Lucio e Tiziano.
T.T.: I nostri lavori grafici li realizziamo tutti in “famiglia”, in quanto le idee vengono da Lucio. Io, che sono un grafico di professione, li realizzo in digitale, e poi tutte le illustrazioni sono realizzate da Donatella, la ragazza di Fabrizio, che è bravissima a mettere su carta quello che ci passa per la testa.
G.L.Z.: L’idea mi venne durante un viaggio a Rodi, in Grecia. Dopo una scarpinata, mi trovai a contatto con una ventina di pavoni e una chiesa bizantina, le quali pareti, ornate con arte bizantina, mi fecero immaginare noi come dei provetti profeti.
L’album è uscito per Locanda del Vento / Lizard Records. Il “punto di contatto” tra di voi fu, dunque, il demo di “Macrocosmosi”?
T.T.: Come detto prima, cercavamo un’etichetta che ci distribuisse e stampasse l’album, e trovammo Loris della Lizard Records. Quando ha ascoltato il demo ne è stato subito entusiasta.
G.L.Z.: Eravamo consapevoli di non avere competenze per diffondere nella maniera corretta un album. Così abbiamo registrato un piccolo demo di “Macrocosmosi” e lo abbiamo inviato a qualche etichetta, più che altro per avere qualche consiglio. Abbiamo avuto un po’ di offerte, ma la Lizard era quella che più faceva al caso nostro.
Com’è stata accolta la vostra “svolta Prog” dal pubblico? E come, invece, sono stati accolti da pubblico e critica i vostri lavori negli anni?
F.B.: È stata accolta molto bene! Sia gli “addetti ai lavori” che il pubblico hanno apprezzato questo nuovo corso della band.
C.B.: Il nostro intento, fin dall’inizio, era in effetti “entrare” nel mondo Prog. Personalmente penso che ci siamo riusciti meglio con “Macrocosmosi”. Nei nostri live, il pubblico si è dimostrato sempre molto interessato e incuriosito dalle nostre canzoni.
T.T.: Direi ottimamente! Noi volevamo inserirci nell’ambiente Prog e con l’aiuto di Loris e della Lizard abbiamo avuto diverse recensioni positive in tutto il mondo.
G.L.Z.: Diciamo che essendo stato distribuito meglio, “Macrocosmosi” ha avuto subito il suo discreto seguito. È stato piacevole, inoltre, parlare ai concerti, dei contenuti dei testi col pubblico.
So che siete alle prese con la registrazione del vostro terzo album: vi è possibile anticipare qualcosa al riguardo? Si collega, in qualche modo, al precedente? E potremo ascoltarlo presto?
F.B.: Sì, attualmente stiamo completando la fase compositiva. A livello tematico porterà avanti il discorso di “Macrocosmosi”, mentre a livello musicale speriamo possa risultare un ulteriore passo avanti. A breve speriamo di potervi fare ascoltare qualcosa.
C.B.: Lascio la parola al nostro Lucio. Attualmente, comunque, è in una fase avanzata di lavorazione e composizione, con la maggior parte dei brani praticamente già pronta.
T.T.: Sì, è il secondo della trilogia che stiamo componendo e prosegue la storia narrata in “Macrocosmosi”. Siamo a buon punto e stiamo già registrando materiale, presto sentirete…
G.L.Z.: Stiamo per andare a registrare il primo singolo del nuovo album. Sarà più incentrato sulla parte umana del popolo Yazida. Abbiamo da poco iniziato una nuova collaborazione con un’altra etichetta: la Sorry Mom!.
Spostandoci, per un attimo, sul fronte live, com’è Il Sentiero di Taus sul palco? Cosa c’è da aspettarsi da un vostro concerto?
F.B.: Sul palco la nostra intenzione è quella di “narrare una storia” e di coinvolgere nell’atmosfera “mistica” e onirica del concept. Purtroppo, al momento siamo poco attivi sul fronte live, ma speriamo di rimediare presto.
C.B.: Noi mettiamo sempre il nostro entusiasmo in sede live, anche perché ci piace proprio suonare i nostri pezzi. Come ho risposto in una domanda precedente, il pubblico comunque si dimostra sempre interessato ed incuriosito dalle nostre canzoni.
T.T.: Cerchiamo, dal palco, di coinvolgere il pubblico con una “storia in musica”.
G.L.Z.: La definirei una “Storia in musica e parole”, da sedersi e ascoltare.
Sulla vostra pagina Facebook possiamo leggere: Il Sentiero di Taus. Una miscela di rock, psichedelia, progressive e melodia. Come convivono, dunque, queste vostre anime nella vostra musica?
F.B.: Convivono abbastanza pacificamente, direi.
C.B.: Ci convivono benissimo!
T.T.: Direi bene!
G.L.Z.: Anche questo credo che arrivi dalle nostre influenze. I gruppi di riferimento che ci hanno cresciuti musicalmente dall’adolescenza fino ad ora.
Una nota particolare: nella band troviamo due figure “divine”, Jesus e Buddha! Come nascono questi soprannomi? E, visto anche il tema di “Macrocosmosi” e l’immagine di copertina della vostra pagina Facebook (voi quattro “immortalati” in una vetrata gotica), che peso ha la religione nella vostra vita e nella vostra arte?
F.B.: È una lunga storia, principalmente legata al quartiere dove sono cresciuto… No, non mi ritengo una persona particolarmente religiosa.
C.B.: Per quanto mi riguarda, il soprannome non è legato al Sentiero di Taus. In effetti può sembrare una coincidenza. Ma non mi dilungo oltre…
T.T.: Non sono una persona religiosa, mi interessa la parte storica ed esoterica di quello che narriamo.
G.L.Z.: Da sempre sono appassionato di miti e religioni. Sono una persona molto spirituale, più che religiosa, e questo credo si riversi nella musica.
Cambiando discorso, il mondo del web e dei social è ormai parte integrante, forse preponderante, delle nostre vite, in generale, e della musica, in particolare. Quali sono i pro e i contro di questa “civiltà 2.0” secondo il vostro punto di vista per chi fa musica?
F.B.: Chi fa musica ha l’enorme vantaggio di poter arrivare in tutto il mondo. Questa situazione permette uno scambio di idee, collaborazioni, informazioni che sono sicuramente un bene per chi vuole creare qualcosa. E permette di fare arrivare il proprio lavoro dove sarebbe impensabile appoggiandosi solo al sistema “tradizionale”. Di contro, costringe l’artista a doversi occupare di altri aspetti che non sono prettamente legati alla musica, tipo la promozione online, gli algoritmi dei social, ecc., altrimenti corre il rischio di “sparire” nella moltitudine di uscite giornaliere.
C.B.: Guardando l’aspetto musicale in questo scenario, ciò che personalmente mi rammarica un po’ è il fatto che, sempre di più, la realizzazione fisica del CD (chi come me è ama avere o acquistare i CD originali, con copertina, testi e tutto il corredo) si sta perdendo a scapito della diffusione in rete e nelle varie piattaforme social dei brani o degli album interi.
T.T.: Tramite il web raggiungi TUTTI in TUTTO il Mondo, questo è un pro. Il contro? Bah, forse si è un po’ tutti standardizzati.
G.L.Z.: Tra i pro, sicuramente la facilità di diffusione e la possibilità di raggiungere il globo intero con un click. Un contro, la velocità di consumo dell’arte e la relativa poca attenzione ai dettagli.
E quali sono le difficoltà oggettive che rendono faticosa, al giorno d’oggi, la promozione della propria musica tali da ritrovarsi, ad esempio, quasi “obbligati” a ricorrere all’autoproduzione o ad una campagna di raccolta fondi online? E, nel vostro caso specifico, quali ostacoli avete incontrato lungo il cammino?
F.B.: L’ostacolo principale è legato al cambiamento del mercato discografico. Essendo completamente cambiato (sia come formati che come mezzi di diffusione), molti ingranaggi del “meccanismo” (tipo le etichette) hanno dovuto adeguarsi e cambiare i propri servizi. A fronte di un volume di soldi minore nel settore per la diffusione (ad esempio) dello streaming, molte etichette non possono più investire “scommettendo” sulle band e hanno iniziato a vendere vari servizi (promozione, servizi stampa, distribuzione, ecc.) spostando l’investimento sulle spalle delle band… Però, con i mezzi attuali, tempo, impegno e una gestione mirata delle spese, una band può quasi ottenere gli stessi risultati, occupandosi da sola di tutti gli aspetti legati alla diffusione e promozione rendendo in alcuni casi superfluo cercare un’etichetta.
C.B.: Molte difficoltà, certo, ma sicuramente un aiuto in tal senso ce lo potrà dare l’etichetta con la quale abbiamo iniziato a collaborare recentemente.
T.T.: Collegandomi alla domanda precedente, il web ha aiutato tanti a farsi “conoscere” ma l’offerta è aumentata così tanto che una promozione, fatta bene, deve essere studiata molto attentamente altrimenti non basta. Il mercato discografico è totalmente cambiato, non si investe più, per assurdo ora devi già essere famoso per diventare famoso.
G.L.Z.: Credo sia dovuta al numero esagerato di proposte musicali e quindi una difficoltà maggiore per scremare gruppi e artisti validi sui quali investire. Nel frattempo, gli artisti si organizzano da soli.
Qual è la vostra opinione sulla scena Progressiva Italiana attuale? C’è modo di confrontarsi, collaborare e crescere con altre giovani e interessanti realtà? E ci sono abbastanza spazi per proporre la propria musica dal vivo?
F.B.: Le band e i progetti ci sono, ma purtroppo gli spazi per suonare dal vivo si sono ridotti notevolmente dopo la pandemia e questo rende più complicato creare quelle situazioni da “collaborazione spontanea” che spesso avviene durante le serate.
C.B.: Secondo me le possibilità di esibirsi dal vivo, proponendo il nostro genere, ci sono. Certo, rimane un mondo di nicchia, ma con tante band che gravitano intorno al mondo Prog.
T.T.: Assolutamente! C’è un underground pieno zeppo di talenti con cui confrontarsi e gli spazi per suonare dal vivo ci sono, bisogna però cercare.
G.L.Z.: Ci sono molte proposte interessanti, tante si rifanno in maniera diretta ai mostri sacri, ma altri sperimentano. Bisogna solo avere la pazienza di cercare.
Esulando per un attimo dal mondo Il Sentiero di Taus e “addentrandoci” nelle vostre vite, ci sono altre attività artistiche che svolgete nel quotidiano?
F.B.: Oltre che ne Il Sentiero di Taus, suono in altre due band e saltuariamente faccio uscire qualche traccia come solista. A parte la musica, la mia passione sono gli origami.
C.B.: Già da qualche anno, suono a tempo perso con un altro gruppo: facciamo cover di gruppi hard rock e heavy metal, ma nulla di impegnativo.
T.T.: Mmm, ultimamente l’unica cosa artistica fuori dalla musica sono gli acquarelli con mio figlio di 5 anni.
E parlando, invece, di gusti musicali, di background individuale (in fatto di ascolti), vi va di confessare il vostro “podio” di preferenze personali?
F.B.: Il podio è sempre in movimento… Al momento direi metal estremo, colonne sonore e ambient.
C.B.: Iron Maiden, Metallica, Dream Theater. Sono cresciuto fin dall’adolescenza con questi gruppi e, comunque sia, me li porto sempre nel cuore.
T.T.: Ehmmm… dovrei scrivere un elenco enorme! Io musicalmente sono nato con i Nirvana e Guns N’ Roses agli inizi degli anni ’90.
G.L.Z.: Al primo posto i Beatles assolutamente. Poi la scena Prog Italiana degli anni d’oro, il doom metal e tanta, tanta musica folk e world music.
Restando ancora un po’ con i fari puntati su di voi, c’è un libro, uno scrittore o un artista (in qualsiasi campo) che amate e di cui consigliereste di approfondirne la conoscenza a chi sta ora leggendo questa intervista?
F.B.: “Piranesi” di Susanna Clarke è un libro che non smetterò mai di consigliare. E Lovecraft.
C.B.: I libri di Valerio Massimo Manfredi.
T.T.: Mi piacciono i romanzi storici e fantasy, quindi sicuramente i libri di Tolkien.
Tornando al giorno d’oggi, personalmente e artisticamente, come avete affrontato e reagito al “periodo buio” della pandemia che abbiamo vissuto recentemente? Pensate che l’arte e la musica, in Italia e a livello globale, siano state solo “ferite di striscio” o ritenete abbiano subito un “colpo mortale”?
F.B.: È stato un periodo complicato per tutti… Sicuramente un duro colpo per tutto il settore legato all’arte, con locali che non son riusciti a ripartire (con tutto quello che ne consegue), ma non lo definirei un “colpo mortale”. L’arte sopravvive sempre, in modalità spesso imprevedibili.
C.B.: Io l’ho presa malissimo. Su questo argomento preferisco non aggiungere altro.
T.T.: C’è stato un grosso stop, sicuramente, ma vedo che ora si sta riprendendo tutto per fortuna.
G.L.Z.: Ci siamo dovuti fermare a più riprese e questo ci ha scombussolato un po’. Ma vedo che c’è una gran voglia di ripartire. E credo sia universale, data la mole di concerti ai quali sto assistendo.
Prima di salutarci, c’è qualche aneddoto che vi va di condividere sui vostri anni di attività?
F.B.: Una volta ci siamo trovati a suonare su un camion per il trasporto auto… Con i buchi tra le assi, nella stessa piazza dove si stava tenendo in maniera indipendente un raduno di auto “elaborate” con gli stereo talmente alti da coprire la batteria. Buffo.
C.B.: Ogni qual volta c’è da comporre/sviluppare un nuovo pezzo, ecco che magicamente compaiono nei nostri discorsi per gli arrangiamenti, le scelte ritmiche, ecc., le “slide”, in quanto, durante il lavoro di composizione, ci divertiamo ad incastrare le note con le parti ritmiche e ci vorrebbero, appunto, delle slide per disegnare e spiegare questi passaggi! Eheh!
T.T.: Ora non me ne viene in mente nessuno degno di nota…
E per chiudere: c’è qualche altra novità sul prossimo futuro de Il Sentiero di Taus che vi è possibile anticipare?
C.B.: Ne vedremo delle belle!
T.T.: Quest’anno usciranno un sacco di cose per i Taus, seguiteci!
G.L.Z.: Dopo la registrazione del singolo ci sarà un video. Restate sintonizzati perché a breve usciranno tutte le novità. Tutto veramente interessante.
Grazie mille ragazzi!
F.B.: Grazie a te per lo spazio concesso! Yeaaah!
C.B.: Grazie a te per questa opportunità che ci hai dato.
T.T.: Grazie a te!
G.L.Z.: Grazie a te per l’interessamento.
(Aprile, 2023 – Intervista tratta dal volume “Dialoghi Prog – Volume 4. Il Rock Progressivo Italiano del nuovo millennio raccontato dai protagonisti“)





Lascia un commento