Dedalus – Materiale per tre esecutori e nastro magnetico

DEDALUS

Materiale per tre esecutori e nastro magnetico (1974)

Trident

Importante premessa: non aspettatevi il classico disco prog, tutt’altro. Siamo di fronte ad un riuscito caso di musica sperimentale. Non pecchiamo di blasfemia se accostiamo Materiale per tre esecutori e nastro magnetico alle opere dei grandi maestri (Stockhausen, Cage, Battiato).

Gli amanti del prog ricorderanno sicuramente l’esordio dei Dedalus del 1973 con l’album omonimo, un disco strumentale tendente al jazz-prog, che di certo non dispiace. È bastato, però, l’abbandono della band da parte di Furio Di Castri (bassista) a far effettuare un netto cambio di rotta a Bonansone & Co. che ha portato alla nascita di Materiale per tre esecutori e nastro magnetico nel 1974.

È sufficiente dare uno sguardo alla copertina per capire in che mondo saremo proiettati  con l’ascolto dell’album. Quindici piatti con una gran varietà di pietanze (già consumate o in attesa di esserlo) che rappresentano appieno l’elevato numero di suoni, atmosfere, rumori, sensazioni che ci avvilupperanno per circa 44 minuti.

L’iniziale Rumore bianco dice molto. Di certo non siamo alla follia silenziosa di 4’33” di John Cage (l’idea di fondo della composizione di Cage era quella di raccogliere i suoni emessi dall’ambiente in cui essa viene eseguita), ma ci si può trovare qualche similitudine. I Dedalus riempiono questo spazio semplicemente e genialmente con un lungo fruscio.

Con Emergenze andiamo dritti verso le musiche da film degli anni ’70.  La prima parte, più minimalista, costruita con piano/synth, piatti e suoni metallici, sembra creare la suspense tipica dei gialli/thriller del periodo. La seconda parte del brano ci proietta direttamente a bordo di una navicella spaziale dei film fantascientifici di quegli anni, tra i suoni luminosi dei mega-computer.

Discorso su due piani: decisamente un pezzo futurista. Il brano è strutturato principalmente sull’intersecazione dei due piani musicale e vocale, con il violoncello quasi “violentato” che ipnotizza l’ascoltatore (ipnosi coadiuvata dalla voce, quasi una preghiera in sottofondo).

Spazio di sei note è un buon esempio di improvvisazione realizzata con pianoforte, batteria e sax ma con una strana caratteristica: è limitata all’esecuzione di note che vanno dal FA al SIb (praticamente lo spazio di sei note).

Una sorta di continuazione di Spazio di sei note è EsserciIn questo caso, però, la componente “rumoristica” è predominante (tra gli altri va sottolineata la presenza di un gatto). Da notare la voce lirica e la fisarmonica del finale.

Chi pensava che in tutto il disco non sarebbe riuscito a trovare un pizzico di “musica normale” deve ricredersi. Con La Bergera i Dedalus mettono in musica un antico tema popolare piemontese (anche se, “concretamente”, lo fanno solo nella seconda parte del brano) dando così un po’ di respiro all’ascoltatore profano.

In Con più frequenza troviamo un doppio omaggio alla musica classica. Nei primi secondi del brano ci troviamo ad ascoltare degli archi ai bordi di un’autostrada molto trafficata. Dopo circa un minuto e venti secondi siamo invece catapultati in un passato-futuro grazie ad una rivisitazione dell’Inno alla gioia di Beethoven dove sembra di prevedere le atmosfere che saranno tipiche degli Einstürzende Neubauten. Siamo di fronte ad uno dei punti più geniali del disco. In chiusura un synth che quasi richiama il gatto di Esserci.

In Accordanza ritroviamo un po’ di minimalismo con sprazzi di simil-jazz, il tutto chiuso da un finale schizofrenico.  

L’album si chiude con Improvvisazione per cello, sax tenore e percussioniappunto una lunga improvvisazione di oltre 9 minuti. Una degna conclusione per un album da ascoltare decisamente.

Unna curiosità: questa la recensione inserita nel Libro bianco sul pop in Italia edito da Arcana nel 1976: “Unico esempio in Italia di come si possa affrontare la sperimentazione con idee fresche e geniali, evitando di proposito il presuntuoso intellettualismo dei gruppi che si credono di aver scoperto la materia sonora in un attimo e dunque di poterla usare con ridicola arbitrarietà“.

Ah, un’ultima cosa, i tre esecutori del titolo, in realtà, in alcuni brani, sono quattro (Fiorenzo Michele Bonansone, Marco Di Castri, Enrico Grosso, Ennio Bonansone).

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