Evoluzione mancata

«Ora!».
E l’altro gettò la rete sull’obiettivo, tirò la corda e lo strumento avvolse stretto il suo contenuto.
«Un cucciolo. Un altro» commentò avvilito il primo.
Il piccolo essere lottò per alcuni secondi contro il “nemico”. Sconfitto, arrestò i suoi movimenti scoordinati lasciandosi andare in un continuo gemito di terrore, cadendo, infine, in un penoso mutismo.
«Direi che per oggi può bastare. È il nono che prendiamo» disse il primo, dopo aver collocato la preda in una gabbia. Solo più tardi sarebbe stato smistato nel Centro antiabbandono.

«Tesoro, com’è andata oggi?».
«Non bene. Sempre più abbandoni in città».
«Povere bestiole».
La cena passò in fretta, silenziosa, ma quel continuo gioco di sguardi tra madre e figlia non sfuggì alla figura paterna.
«Posso sapere cosa succede?» domandò d’un tratto.
«Dai, diglielo» disse la moglie con un cenno del capo verso la figlia.
«Ecco, papà, non so come chiedertelo…» esordì timidamente.
«Non dirmi che… Di nuovo?».
«Sì. Posso averne uno?» chiese melliflua.
«Ne abbiamo già parlato» disse categorico.
«Posso prendermene cura, te lo prometto» rispose solenne.
Lui alzò lo sguardo mentre entrambe le figure femminili annuivano lentamente, subdolamente.
«Domani verrai in un posto. Poi deciderai».

Erano le otto di mattina e la coppia padre-figlia aveva già raggiunto il “posto”.
«Pronta?».
«Sì».
Varcata la soglia dell’immensa struttura, il primo benvenuto che accolse i due fu un coacervo penetrante di lamenti e voci.
«D-Dove siamo?» domandò lei spaventata.
«Nel mio posto di lavoro».
La figlia osservò il padre, smarrita. Poi volse lo sguardo intorno. Una lunga serie di gabbie di varie dimensioni, poste su più livelli, ospitava la fonte dei suoni: migliaia di umani, di ogni età, razza e sesso, si dimenavano dietro le sbarre. Nudi, infreddoliti, rabbiosi.
Il padre fece alcuni passi.
«Guardali. Desideri uno di quelli, vero?» domandò indicando i piccoli ospiti di una fila bassa di celle.
«Sì».
«Ora osserva su».
All’interno di altre gabbie, un gruppo di adulti lottava per la conquista di un pezzo di pane.
«Li vedi? Diventano così. È per questo che vengono abbandonati piccoli» disse freddo lui.
La figlia li fissò con un misto di curiosità e preoccupazione.
«Sempre convinta di volerti prendere cura di uno di loro?».
Non rispose, abbassò solo lo sguardo e mosse lentamente il capo, da destra a sinistra.
«Un tempo eravamo noi in quelle gabbie. Poi tutto è cambiato… Ma nulla è cambiato in realtà. Anche se quadrupedi, noi siamo uguali a loro».

(pubblicato nell’antologia “Non lasciarmi solo – Apollo Edizioni, 2021)

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