Alphataurus – AttosecondO

ALPHATAURUS

AttosecondO (2012)

AMS / BTF

Quando il 6 novembre 2010 gli Alphataurus tornano trionfalmente sul palco, quello del Bloom di Mezzago (MI), in pochi immaginano che di lì a due anni sarebbe addirittura stato pubblicato un nuovo album di inediti, non un’operazione amarcord, ma un vero album Progressive con la P maiuscola.

L’idea della reunion nasce già nel 2008 e si concretizza quella sera di novembre di due anni dopo. A dar man forte ai tre membri “sopravvissuti”, Pietro Pellegrini (Hammond, synth), Guido Wassermann (chitarra, tastiere, voce) e Giorgio Santandrea (batteria), ci sono Fabio Rigamonti (basso, voce), Andrea Guizzetti (pianoforte, tastiere, voce) e Claudio Falcone (voce solista, percussioni).

Nel 2011 decidono di sistemare e “completare” tre brani (Ripensando e…, Claudette e Valige di terra) registrati nel 1973, ma pubblicati solo, in forma di provino e senza voce, nel 1992 dalla Mellow Records, nell’album “Dietro l’uragano”.  Nello stesso anno, però, Santandrea lascia la band. Il suo posto è preso da Alessandro “Pacho” Rossi e con lui entrano in studio per registrare AttosecondO.

Con questo lavoro gli Alphataurus riescono nella difficile impresa di riprendere e continuare un discorso iniziato trentanove anni prima, incastrando il sound degli anni d’oro del prog, periodo in cui si sono destreggiati alla grande, con quello contemporaneo.

L’album contiene cinque brani di puro prog, come nel lontano 1973. I tre brani rivisitati danno corpo e maggior intensità a idee già buone quasi quarant’anni fa, dei quali viene salvaguardata la struttura originale. I due inediti sono delle perle. Ogni strumento riesce ad emergere preservando, però, il lavoro collettivo, che è quello che più colpisce all’ascolto. Un plauso va fatto anche a Falcone che, oltre a reggere egregiamente il confronto con Bavaro, è riuscito a scrivere dei testi davvero interessanti e non banali.

E per non spezzare minimamente il legame con il 1973 anche in questo caso l’artwork dell’album è stato affidato alla visionaria abilità dell’artista Adriano Marangoni.

Progressiva-Mente. Bastano pochi secondi e le prime note di chitarra di Wassermann (al primo ascolto sembra quasi di essere di fronte alla tulliana “Aqualung”) per capire che trentanove anni non sono passati invano. Il prog degli Alphataurus non è morto. Le tastiere, dal suono più contemporaneo, e la fantasia ritmica di Rossi, mixati alla chitarra, ci lasciano sospesi tra gli anni ’70 e il nostro nuovo millennio. Subentra poi la quiete e, su un tappeto etereo, facciamo la conoscenza di Falcone. Il brano, nella sua prima parte, vive di “pieni e vuoti” davvero interessanti, con richiami forti alla PFM. Ai tre minuti, poi, la chitarra acustica, sembra quasi omaggiare “Stairway to Heaven” dei Led Zeppelin. Nella seconda metà il brano esplode. Ottimi il lavoro di synth e gli assoli aggressivi, ma lineari e non eccessivi, di Wassermann.

Le tastiere e i synth di Guizzetti e Pellegrini che aprono Gocce, danno un tocco intenso e maestoso al brano, reso poi ancora più corposo dall’ingresso di batteria, chitarra e basso. A seguire l’atmosfera diventa floydiana (grandioso Wassermann): pura poesia. C’è anche un breve tocco space che fa da apripista al piano morbido e commovente di Guizzetti. Sulla stessa linea d’onda la voce di Falcone emozionante ed emozionata. Gran bei versi: […] Sulla sabbie si riversano ghiacciai / che non torneranno indietro / così piccolo non mi son mai sentito / da chi dipende il mio domani? […] Terra madre, prima o poi collasserai / sotto i colpi dei tuoi figli […]. Il brano avanza poi con una struttura molto solida, dove ognuno fa il suo compito alla perfezione. Prova di forza eccellente.

Ripensando e… è l’unico brano strumentale dell’album. Il piano iniziale dà il La ad un paio di minuti molto dolci e romantici. Poi, organo, batteria e chitarra, danno vita ad una spettacolare fuga, con eleganti sprazzi british e con un gran lavoro di synth in cui si può riconoscere un tocco alla Tony Pagliuca. Le seconda metà del brano si apre in modo decisamente minimal. Cammin facendo, però, i vari strumenti si “dividono i compiti” e il suono si fa sempre più impetuoso, prima di una nuova “pausa” e di una nuova “rinascita”.

Un senso di dolcezza pervade anche l’avvio di Claudette, sottolineato più avanti dalla voce di Falcone. Ai due minuti un fiume in piena ci travolge. L’organo, preso direttamente dagli anni ’70, è da brividi, così come l’incredibile intensità che si crea dalla perfetta amalgama degli altri strumenti. Uno dei punti più alti dell’album. È un susseguirsi di variazioni ed emozioni tenute ben legate tra loro dalle numerose evoluzioni delle tastiere, un vortice sonoro che ci avviluppa negli oltre tredici minuti del brano. Altra grande prova collettiva.

La partenza hard di Valige di terra è una piccola digressione che apre la strada ad un nuovo segmento melodico, retto magnificamente dalla voce di Falcone e dai cori. Nel prosieguo del brano, dove nulla è lasciato al caso, ritornano alcuni richiami alla PFM avvertitisi nel brano d’apertura. A metà opera spazio ai virtuosismi di basso con Rigamonti sugli scudi. Il suo tocco cattivo penetra le membra. Gli ultimi minuti servono, qualora ce ne fosse ancora bisogno, a rimarcare l’eclettismo e l’infinita bravura del sestetto. Una chiusura degna di un album sopra le righe.

È senza dubbio uno degli album di punta dell’anno 2012, il ritorno di una band storica che più roseo non si poteva prospettare.

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