Celi Fabio e Gli Infermieri – Follia

FABIO CELI E GLI INFERMIERI

 Follia (1973)

Studio Sette

Pietra miliare del rock progressivo italiano, non solo dal punto di vista strumentale (che richiama i grandi del prog rock classico), ma anche, e soprattutto, dal punto di vista dei testi. Parole pesanti, di rottura. Molte di esse sembrano esser state scritte ai giorni nostri (si vede che la società in un quarantennio non è cambiata di una virgola). Parole, insomma, che non ti aspetteresti mai in un disco prog, il quale, appunto per questo motivo, venne censurato dalla RAI e non ebbe promozione a livello nazionale.

Punto controverso è l’anno di realizzazione del disco di Fabio Celi, alias Antonio Cavallaro (tastiere, voce), Ciro Ciscognetti (tastiere), Luigi Coppa (chitarra, armonica), Rino Fiorentino (basso) e Roberto Ciscognetti (batteria, percussioni): se davvero è stato inciso nel 1969, ma pubblicato solo 4 anni dopo (secondo quanto affermato da Fabio Celi l’uscita del disco venne posticipata per mancanza di mezzi della casa discografica), beh, allora siamo di fronte ad uno dei capostipiti del rock progressivo italiano (e si sente pienamente).

Il commento lasciato di recente, proprio su questa pagina, da Ciro Ciscognetti, però, apporta nuovi elementi al “mistero” che aleggia intorno a Follia. Innanzitutto dà una data certa per la registrazione dell’album: maggio 1973. Poi porta chiarezza sugli arrangiamenti (realizzati dallo stesso Ciro, insieme alla composizione completa del brano Il presidente), ammettendo di non essere a conoscenza della reale “data di nascita” dei brani (’69?), e sull’attribuzione degli strumenti ai singoli musicisti, quindi Antonio Cavallaro (voce), Ciro Ciscognetti (tastiere), Luigi Coppa (chitarra), Rino Fiorentino (basso) e Roberto Ciscognetti (batteria) (leggi il commento completo in fondo all’articolo).

Il disco si apre con L’artista sadico, il cui titolo parla da solo. Il brano parte in modo “dannatamente” prog (niente da invidiare alle grandi band inglesi), con un gran gioco di piano, chitarra distorta e batteria. La voce di Fabio Celi, tipica dei gruppi prog “minori” (vedi Il Giro Strano, Metamorfosi, Biglietto Per L’Inferno), colpisce. Il testo ancora di più: Io vorrei essere un metro e novantotto / e con le spalle come un armadio a muro / andare in giro e fare sempre a botte / perché picchiare gli altri… mi diverte. / Odio la gente. / Io vorrei vivere su un’isola sperduta / per fare il capo e comandare tutti / fare l’amore con tre donne per volta / e poi… frustarle, per passare il tempo. / Io sono un sadico. / Ma ci sono dei momenti in cui mi sento / mi sento uguale a tutti gli altri / vorrei potere avere anch’io / un lavoro, una donna, una casa, tanti figli. / Però… io sono diverso. / A volte sogno di possedere tutto / anche una nave, con tanti schiavi a bordo / farli remare fino a sudar sangue / e senza dare a loro mai da bere. / Io amo la tortura. / Se fossi libero in questo strano mondo / sarei senz’altro tra quelli più importanti / oggi la gente comprende finalmente / quanto piacere nasconde la mia arte. / Io sono un artista. / Sono diverso, ecco. / Io sono un artista… un artista sadico. / Io sono un artista, io amo il piacere della tortura… cos’altro aggiungere. E per non farsi mancare nulla tra le due parti cantate un bel solo di chitarra con grandi interventi di hammond. Durante i live questo era il brano di chiusura. Fabio Celi usciva da una bara e quando, nel finale, cominciava ad urlare Chi siete? Che volete? Lasciatemi stare! Dove mi portate? Lasciatemi stare! Io sono un artista! Lasciatemi stare! Aaahhh!  Io sono un artista! Aaahhh! entravano sul palco gli infermieri che, dopo averlo rivestito con una camicia di forza, lo ributtavano nella bara!

Follia, il brano che dà il titolo all’album, tocca grandiose vette progressive. Su tutto, però, le urla e le risate di Fabio Celi e il testo fin troppo contemporaneo: Noooooo! Non può esser vero… / Un giudice venduto ai delinquenti / Un deputato che smercia cocaina / Un industriale che vende armi in Africa. / Follia! Ahahahahaha! / Follia! Ahahahahaha! / Noooooo! / In prigione, un innocente è morto / Un criminale, invece, è stato assolto / Aumenta la prostituzione / Il furto, oggi, è la migliore professione. / Follia! Ahahahahaha! / Follia! Ahahahahaha! / Siiiiiii! / Aumenta il pane / Aumenta la benzina / Aumentano le armi in giro / Aumenta la speculazione / Aumenta la corruzione / Questa è follia! / Follia! Ahahahahaha!. Perla.

Altro brano prog di ottima fattura è Il capestro. Ascoltate con attenzione i secondi da 11 a 15: non vi ricorda “Highway star” dei Deep Purple? E qui sorge il problema: chi cita chi (“Highway star” è del 1972)? Anche l’inizio della seconda parte ha un non so che di deepiano. Testo particolare anche in questo caso. Su tutto: Per voi che vi chiamate mammine / che ne uccidete di più / Per quante dosi di polverina / puoi darle alla gioventù / Io chiedo il capestro, il capestro / sulle piazze delle vostre città.

Il presidente.  Partiamo dal testo: È da poco tempo, che io siedo qui / massima vetta della società / E vorrei ascoltare, la parola di chi / mi chiede pane, lavoro, e libertà. / Ma non è che non voglio, è che non posso / mantenere ora, ciò che promisi. / No, non fate quei visi. / Vorrei dir di si, a ciò che domandate / aiutare te, aiutare tutti voi / purtroppo non sono quello che voi credete / Io qui sono tutto, ma non sono nessuno, / che posso farci, se mi hanno detto così / non fare un passo, non ti muovere di qui / Che posso farci, se mi hanno detto di più / “ricordati, che chi comanda non sei tu”. / Che stupido sono, ho creduto / di avere tutto, niente ho avuto / Prima di me, ognuno s’è venduto / ha messo all’asta la sua patria / la sua terra, la sua famiglia. Vi ricorda qualcuno? Intense le parti di piano, un mix tra un’esecuzione di musica classica e un brano “dolce” dei Banco.

Uomo cosa fai è una lunga ballata, con un’atmosfera quasi sognante e una certa tristezza nel testo (Verde, tutto il verde / non esiste più / ora è tutto nero / e l’hai dipinto tu). È l’unico brano che ha avuto un minimo di notorietà nel 1975 essendo stato trasmesso in TV dalla RAI nel programma Adesso Musica (forse una sorta di pentimento dopo il boicottaggio del disco?).

Distruzione è un’altra ballata triste che prende, però, il la ad ogni fine strofa trascinata dalla batteria di Roberto Ciscognetti. Versi molto significativi da segnalare: Un cane nero piange nella via / perché ha scoperto ciò che non credeva / Nel suo padrone non esiste l’uomo / ma è solo un corpo, senza una ragione / E il contadino piange nella notte / guardando la sua zappa appesa al muro / Stamani lui guardando nel suo orto / non vi ha trovato piante ma cemento.

Nella ristampa dell’album realizzata dalla Mellow nel 1996 sono stati aggiunti 2 brani, tratti da un singolo del 1971, Fermi tutti è una rapina e Via Gaetano Argento 80141 Napoli. Decisamente brani meno progressivi dei precedenti.

Non si può non riconoscere la grandezza di questo disco e di questa band.

Commenti

  1. Ciro Ciscognetti Reply

    Ho visitato , trovandomeli per caso in un’ altra ricerca , diversi siti web che parlano del complesso con dati inesatti ed , a volte anche un po’ esagerati , il Tuo fa eccezione . Chi ti scrive ha fatto parte di quel complesso dove ha curato tutti gli arrangiamenti dei brani e composto ( testo è musica ) e arrangiato ” Il Presidente ” . A quanto pare ( e questo ti fa onore ) non hai fatto nessun copia e incolla da qualche sorgente non affatto informata . Potrei scriverti circa i dettagli riportati
    da altri siti che sono inesatti . . . . Mi limito , per onestà e verità , a correggere alcuni dati riportati nel tuo post : Che Antonio avesse già composto nel ” 69 i suoi 5 brani questo non lo ricordo e non lo so . Quello che so per certo è che il gruppo ( con questa formazione ) fu costituito nel 1973 . Ad Aprile feci gli arrangiamenti ( e composi anche ” Il Presidente ” ) degli altri brani ispirandomi un po’ a i Deep Purple ed un po’ agli E.L.P. ( di cui ero un fan di K. Emerson ) . I brani furono registrati a Roma ed allo Studio 7 di Napoli ( e qui ci vorrebbe una storia che varrebbe la pena riportare . . . ) nel Maggio del 1973 . Io sono stato l’ unico tastierista del gruppo ( 2 organi di cui uno modificato per emulare il sintetizzatore ) , Gino Coppa suonava solo la chitarra , non abbiamo mai usato o avuto le percussioni ed Antonio ha solo cantato . Quello riportato sulla copertina era solo ” un’ esagerazione del produttore ” di cui non fummo d’ accordo ma che dovemmo accettare . Un saluto ….. Ciro Ciscognetti .

  2. Donato Reply

    Ciao Ciro!
    Beh, che dire, se non grazie infinite per la tua preziosa testimonianza che fa un po’ di luce sulla band e sull’album!

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