Mi Manca Chiunque – La ragazza sul tram (che scese troppo presto)

MI MANCA CHIUNQUE

La ragazza sul tram (che scese troppo presto) (2016)

Autoproduzione

Il 2016 ha visto esordire un nuovo progetto romano: Mi Manca Chiunque. L’EP con cui si sono affacciati per la prima volta nel mondo discografico Alessandra Plini (voce), Tommaso Alfonsi (chitarra), Luca Giachi (chitarra), Máté Merényi (basso) e Andrea Nicolè (batteria) s’intitola La ragazza sul tram (che scese troppo presto).

Caratteristica primaria del sound dei Mi Manca Chiunque è il sapiente utilizzo di ritmiche scomposte, irregolari, che va ad amalgamarsi ottimamente con le due chitarre (che ricalcano il medesimo “stato d’animo” dei colleghi) e con una voce espressiva, confezionando un flusso sonoro che si muove tra math rock, reminiscenze prog e “finta” melodia.

La Plini, inoltre, presta la sua voce a testi per nulla banali che ricalcano appieno quella sostanziale insofferenza, cresciuta nel tempo, verso il prossimo tutto che è la scintilla che ha dato vita al “fuoco” dei Mi Manca Chiunque“La ragazza sul tram (che scese troppo presto)” si caratterizza per quattro canzoni suddivisibili nei classici filoni in cui si suddividono le canzoni dal dopoguerra ad oggi, filone: “preferisco sempre la doppia panna quando prendo un cono” ovvero del ‘c’è luce in fondo al tunnel’ (nelle canzoni “Stadi di emancipazione femminile alterata-Cenerentola”  e “Nel sole di Maggio”); filone: “preferisco un cono da cinque euro con una marea di panna per rientrare delle delusioni della vita” ovvero del ‘non siamo così certi della luce in fondo al tunnel’ (nella canzoni “Nel fondo di un Barattolo” e “Il Respiro di Elena”).

A rendere più “spensierato” l’EP interviene il simpatico packaging a mo’ di busta da lettera (e al suo interno c’è davvero una lettera!).

Stadi di emancipazione femminile alterata (Cenerentola). Le caratteristiche menzionate poc’anzi rivivono appieno nel brano d’apertura: le pelli di Nicolè vivono di vita propria con andature “sbilenche”, folli, molto ben assecondate dalle frizzanti chitarre di Alfonsi e Giachi e dal basso di Merényi, un connubio dalle tinte math rock (ma anche jazz rock/fusion) molto stimolante. E poi c’è Alessandra Plini, la sua voce naviga con coraggio tra i “flutti” dei compagni ([…] Studi inutili per sentirmi brava agli occhi degli altri / Giorni spesi in casa nel vuoto dei sorrisi / senza scopo alcuno / Ero solo forma / e son rimasta così ferma a guardarmi / Ed ero bellissima […]). Solo verso la fine l’atmosfera si placa, muovendosi tra Hautville e C.F.F. e il Nomade Venerabile.

Più blando l’avvio di Nel fondo di un Barattolo che punta molto sul suggestivo canto della Plini, mentre in sottofondo l’ordito si articola col trascorrere dei secondi sino a deflagrare. Presa la velocità giusta il brano vola in picchiata guidato dalle rapide ritmiche, con le due chitarre che volteggiano indisturbate sino all’antitetico finale (delirio/calma).

Relativamente più lineare (anche se basta soffermarsi con attenzione, ad esempio, sul percorso ritmico per capire che lineare non è) Nel sole di Maggio, con il dolce canto di Alessandra ammantato da candidi tocchi di chitarra che poi acquistano a tratti spessore ([…] Ogni volta sul tram / vorrei un posto libero accanto a te / Meglio rischiare che / mettere in un ripostiglio il cuore […]). Interessante il breve frangente lisergico prima del finale “sporco” che anticipa l’ultimo fotogramma cantato.

Molto dolce l’avvio di Il Respiro di Elena, episodio che chiude l’EP, con il soffice canto di Alessandra Plini a reggere le redini del quadro. Poi la coppia Merényi/Nicolè introduce l’elemento dinamico, dapprima quasi “frenato”, poi aperto dall’ingresso in scena delle frizzanti chitarre: un notevole crescendo dalle tinte post, atmosferico e ben congegnato.

Un’ottima base di partenza per un progetto che ha qualcosa da dire.

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