Bridgend – Rajas

BRIDGEND

Rajas (2020)

Autoproduzione

 

Non è raro, nel mondo del cinema, imbattersi in un prequel. Di certo è piuttosto inusuale in ambito musicale.

Ed è con questo breve preambolo che inizia l’avvicinamento a Rajas, il nuovo album dei Bridgend, un prequel, appunto, nato “a posteriori”, per raccontare la notte di Rajas prima del suo viaggio verso Rebis, il punto più profondo del tormento provato da Rajas, quella spinta e quella malinconia tali da farti abbandonare tutto e partire (leggi l’intervista).

Ma chi è Rajas? Tocca fare un passo indietro (o avanti?) e focalizzare la nostra attenzione, per un attimo, su “Rebis” (lavoro pubblicato nel 2017), concept album che, come illustrato da Andrea Zacchia nell’intervista, racconta i dubbi e le perplessità di Rajas nel suo viaggio verso l’isola di Rebis. In questo viaggio è accompagnato dal suo mentore Sattva e dal suo vecchio amico Tamas, con i quali cercherà di dissipare i dubbi che lo tormentano.

E, se in “Rebis” la narrazione della storia era “diretta”, raccontata dai tre attori teatrali Roberto Bonfantini, Lodovico Zago e Gioele Barone, con Rajas, Andrea Zacchia (chitarra), Leonardo Rivola (tastiera, synth), Massimo Bambi (batteria) e Matteo Esposito (basso, basso fretless), si affidano esclusivamente alla dea musica, cucendo addosso alla sezione ritmica, che, letteralmente, detta i “tempi onirici” del protagonista, le mutevoli melodie create da tastiere e chitarra. Sei episodi che si dispiegano attraverso atmosfere altamente immaginifiche e descrittive, lasciando cogliere, qui e là, le fonti d’ispirazione confessate dalla band stessa, dal prog italiano anni ’70 alla psichedelia, passando per la jazz fusion d’oltreoceano.

Ed è una notte (e un sonno) piuttosto agitata quella di Rajas, una sorta di premonizione del complesso viaggio che lo vedrà coinvolto il giorno seguente, tutto sviluppato attraverso un percorso sonoro che ben si sposa con l’inquietante, simbolico e suggestivo artwork realizzato da Paolo Di Orazio (scrittore, fumettista e batterista dei geniali Latte & i suoi Derivati) e che impreziosisce l’edizione in vinile dell’album.

Placidamente prende corpo, tra le dita di Rivola, Adulta Nox. Un’andatura classicheggiante che s’infrange, ben presto, contro il muro delle ritmiche e i primi “vagiti” della chitarra di Zacchia. Lo stesso tastierista cambia poi volto, indossando una maschera elettronica, prima che un breve assolo alla John McLaughlin s’impossessi della scena. Encomiabile il lavoro nelle retrovie di Bambi ed Esposito lungo tutto il tragitto, con i notevoli soliloqui del secondo che ben si alternano alle lunghe galoppate di Rivola nella seconda parte del brano.

Più irrequieta ed ansiogena germoglia Appena un respiro, un tragitto pluristratificato dalle tinte corvine e dai sentori Accordo dei Contrari che s’ammansisce poco oltre, tra posate onde eighties. E sarà un continuo saliscendi a condire tutto il cammino dell’episodio, tra scudisciate nere, guidate ottimamente dal synth di Rivola, e quiete “passeggiate”, cullate dai “battiti” di Bambi ed Esposito e dai tenui tasti dello stesso Rivola.

Serenamente ci accoglie la bipartita La quiete generale (con i suoi due sottocapitoli L’ombra del vero e Ultimo canto), un flusso carezzevole che nasconde nei “sotterranei” un eccellente lavoro di basso. Poi “la quiete generale” è sbriciolata da un frammento tarantolato di alti livelli. È solo un momento, la pace torna ad avvilupparci nuovamente ben presto e, gradualmente, ci si ritrova catapultati tra le corde di Zacchia che trascina i compagni verso affascinanti lande jazz, in cui piano e ritmiche “dominano” incontrastati. Ma qualcosa si “rompe” nuovamente nei minuti finali: una tensione crescente, krauta, che si scioglie, sul finire, nel delicato tocco di Zacchia.

Come nel brano d’apertura di Rajas, ne La fatica del singolo (brano che si sviluppa attraverso i tre “momenti” Il silenzio dei segreti, L’ospite e Giunge il vento) è il morbido piano di Rivola ad aprire le danze. È lo stesso tastierista, poco dopo, a mescolare le carte in tavola con una repentina “virata” elettronica che lancia gli altri effettivi verso territori wilsoniani, con lo stesso Rivola indemoniato che aggiunge “pepe alienante” (prendendo spunto, e ampliandolo a dismisura, da “Materiale per tre esecutori e nastro magnetico” dei Dedalus). E, dopo un paio di barlumi placidi, qualcosa accade, una “caduta nera” che, ruotando su se stessa, si aggrappa ai tasti di Rivola e alle corde di Zacchia ed Esposito, sviluppandosi morbida ma lasciando sul “Chi va là”. Lo stesso bassista prenderà, in seguito, le redini, lanciandosi in un sofisticato solo e cedendo, infine, la parola, nuovamente, alla serenità incontrata precedentemente. E si va avanti, ancora, per diversi minuti, senza avere appigli, con il quartetto pienamente a proprio agio tra atmosfere ad alta tensione e “bizzarrie” elettroniche.

Molto nervosa si presenta Nocturnale, con Bambi, Esposito e Zacchia sugli scudi, e con Rivola che, attraverso i suoi tasti, aggiunge un pizzico di contrasto. Ed è quest’ultimo a mettere un “freno” a tutto, estromettendo i tre compagni e offrendo tutta la sua “classe classica” al piano. Ed è sempre Rivola a decidere la nuova svolta, poco oltre, con il suo synth eighties a il clima “liquido” e leggermente spensierato che prende forma, poi, tra le pieghe delicate di Zacchia. E, come ormai abituati, l’imprevedibilità è il “marchio di fabbrica” che contraddistingue anche il quinto capitolo di Rajas. Ecco, allora, palesarsi frammenti romantici, cavalcate prog condotte dalle furenti ritmiche e dagli arabeschi elettronici di Rivola, fraseggi jazz e altro ancora. Davvero tanta roba.

Tesa, e un po’ floydiana, la partenza del capitolo finale La luce ci divide, con quella sensazione di vacuità che si fa tangibile poco oltre, prima che Bambi dia inizio alle danze. E saranno i due responsabili ritmici ad “ispessire” quanto ascoltato nelle prime battute, con gli interventi successivi di Zacchia a donare altro colore, prima che la “notte” ceda, candidamente, spazio al “giorno”. Il viaggio verso Rebis può iniziare.

E ora non ci resta che attendere la conclusione della trilogia e il compimento dell’avventura di Rajas (o l’inizio di un nuovo viaggio?).

Per info e acquisto: Bridgend

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