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	<title>Recensioni Archivi - Donato Ruggiero</title>
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		<title>Capside &#8211; Ladyesis</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Aug 2023 13:51:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>CAPSIDE Ladyesis (2023) Autoproduzione &#160; A trent’anni dall’avvio del proprio cammino, i Capside hanno ancora (e per fortuna) voglia di sorprendere. Ladyesis è il titolo del nuovo album che vede [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-thumbnail wp-image-14899 alignleft" src="https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2023/08/Capside-2023-Ladyesis-OrizzontiProg-Donato-Ruggiero-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2023/08/Capside-2023-Ladyesis-OrizzontiProg-Donato-Ruggiero-300x300.jpg 300w, https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2023/08/Capside-2023-Ladyesis-OrizzontiProg-Donato-Ruggiero-500x500.jpg 500w, https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2023/08/Capside-2023-Ladyesis-OrizzontiProg-Donato-Ruggiero-120x120.jpg 120w, https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2023/08/Capside-2023-Ladyesis-OrizzontiProg-Donato-Ruggiero.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />CAPSIDE</strong></p>
<p><strong>Ladyesis (2023)</strong></p>
<p><strong>Autoproduzione</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A trent’anni dall’avvio del proprio cammino, i <strong>Capside</strong> hanno ancora (e per fortuna) voglia di sorprendere.</p>
<p><strong>Ladyesis </strong>è il titolo del nuovo album che vede sempre insieme il quintetto storico formato da Valentina Casu (voce), Manolo Ciuti (basso), Roberto Casada (batteria), Martino Faedda (chitarre) e Giovanni Casada (tastiere).</p>
<p>Sarebbe “riduttivo” etichettare il lavoro solamente quale ottimo esempio di progressive rock contemporaneo. I<strong> Capside </strong>sono decisamente consapevoli di avere nel proprio DNA l’“attitudine prog” e usano tale capacità nel miglior modo possibile, rimuovendo ogni limite alla fantasia, alla libertà e alla contaminazione. Ne risulta così un disco eclettico, imprevedibile, spiazzante, otto brani in cui si passa dalla fusion al prog, dal metal al blues (giusto per citare solo alcune delle influenze rinvenibili) senza percepire alcun “scricchiolio”. Tutto è meditato e realizzato con cura, un continuo “fluttuare” intelligente e creativo tra i generi che trova compimento (anche) nelle peculiarità vocali di Valentina Casu (e ugualmente nel suo talento di autrice dei testi).</p>
<p>Pochi secondi morbidi affidati alla voce di Valentina Casu, prima di lanciarsi in una frizzante andatura ben guidata da ritmiche, corde e tastiere, con Valentina ancor più dentro al tutto: così ci accoglie<strong> Di notte (Ladyesis Pt. 1)</strong>, brano d&#8217;apertura di <strong>Ladyesis</strong>. E sarà così sino alla fine, con un bel solo di piano nel mezzo e un finale dal flebile sentore <em>new wave</em>. <em>[…] Ed affidarsi alla propria immaginazione / E poi nutrirla come fosse un ideale / Senza il bisogno neanche di bere e mangiare […]</em>.</p>
<p><em>Nata in un istante / di puro smarrimento / Figlia io non ti voglio / ed io piena di sgomento / E quando ho realizzato / di esser venuta al mondo / Senza una guida certa / lì già toccai il mio fondo / E quanto tempo è passato / a porti le domande sbagliate / Senza mai fare i conti / con la tua essenza&#8230; […]</em><strong> Dea</strong> impatta violentemente con le sue granitiche distorsioni, prima di &#8220;affievolirsi&#8221; aggrappandosi al canto caratteristico di Valentina. E dopo un picco di intensità collettiva, la chitarra di Faedda e le ritmiche del duo Ciuti/Roberto Casada premono sull&#8217;acceleratore e si vola letteralmente, sino a lambire lande metal, prima di planare maestosamente a &#8220;casa prog&#8221;. Gran prova di forza dei <strong>Capside</strong>.</p>
<p>Intreccio romantico e toccante di chitarra classica e voce quello che ci accoglie in <strong>A mio figlio</strong>, con la voce della Casu carica di una forza elegante alla Mia Martini. E quando anche le tastiere arrivano in scena, tutto si ammanta di eterea malinconia. E Il testo è una tenera poesia, <em>una piccola lettera scritta a mio figlio, nata da una musica che avevamo nel cassetto da un po’ di tempo e che parla di come diventare padri e madri possa cambiare la percezione della propria esistenza</em> (parole di Valentina Casu). <em>[…] Se tu potessi sempre / Ridere e scherzare / Domani come oggi / E non lasciarti andare / E poi lasciarti amare / E se io potessi ancora / Vedere farti uomo/ Ed invecchiare / E non avere più paura […]</em>.</p>
<p>Ammantata da un soffice strato onirico appare <strong>Filastrocca di periferia</strong>. Gradevole la soluzione chitarristica di Faedda, col canto perfettamente calata nell&#8217;atmosfera. Le ritmiche eseguono un gran bel lavoro nelle retrovie, &#8220;scomparendo&#8221; al momento opportuno. Ai due minuti tutto cambia e aumenta la pressione offerta dalla band, prima di riportare tutto “in carreggiata”. Finale caloroso (ottima prova di Giovanni Casada).</p>
<p><em>E accontentarsi di poche emozioni / E chiamarlo vivere / Giorni che scorrono ma tutti uguali / Imparando a fingere / Uomini passano in fila / Lungo le strade come termiti / Improvvisamente vederci più chiaro / Svegliarsi al limite / Noi ci muoviamo in quest&#8217;universo / </em><em>Di solitudini / Siamo pagine di un testo / Che qualcuno ha scritto / Per poi deluderci […]</em>. Frizzante ed <em>eighties</em> <strong>Termiti</strong>. La sezione ritmica affidata a Manolo Ciuti e Roberto Casada compie un lavoro egregio lungo tutto il percorso (basso da applausi), mentre tastiere e chitarra descrivono continui vivaci paesaggi da cui, protagonista indiscussa, emerge la voce di Valentina.</p>
<p>Gran bella verve rockeggiante per <strong>Un altro lunedì</strong>, con la solita voce espressiva e sognante della Casu ad emergere incontrastata. Nelle retrovie, batteria e basso tessono una piacevole trama &#8220;colta al balzo&#8221; dalle evoluzioni un pizzico <em>southern rock</em> di Faedda (e dalle tastiere).</p>
<p>Pimpante e fresca, condita da una spolverata di PFM, prende il via <strong>Ladyesis (Pt. 2)</strong>. Superlativo l&#8217;assolo ruvido di Faedda, ben &#8220;piazzato&#8221; sulle veloci trame del duo ritmico. E con continui cambi di ritmo e ambientazioni, si avanza spediti, tra &#8220;luci e ombre&#8221;, sino a consegnarsi, per un po&#8217;, nelle mani sapienti di Giovanni Casada.</p>
<p>Si chiude con <strong>Azazel</strong>. E, quando meno te l&#8217;aspetti, si piomba tra le spire <em>doom</em> dei Black Sabbath. Passi pesanti e macigni distorti offerti in dote alla voce di Valentina. Ma tutto sembra aprirsi quando il piano prende il sopravvento. È solo un momento. Poi è magma rovente, sino al nuovo assolo di Faedda. Chiusura inaspettata di un album che sorprende e certifica la qualità di una band da seguire senza dubbio.</p>
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		<title>ifsounds &#8211; MMXX</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ruggio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jul 2023 14:05:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>IFSOUNDS MMXX (2023) Melodic Revolution Records &#160; Lockdown: momento buio e altrettanto creativo per moltissimi artisti. E gli ifsounds non si sono certo tirati indietro in quei momenti di confusione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignleft wp-image-14842 size-thumbnail" src="https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2020/03/ifsounds-mmxx-donato-ruggiero-orizzontiprog-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2020/03/ifsounds-mmxx-donato-ruggiero-orizzontiprog-300x300.jpg 300w, https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2020/03/ifsounds-mmxx-donato-ruggiero-orizzontiprog-500x500.jpg 500w, https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2020/03/ifsounds-mmxx-donato-ruggiero-orizzontiprog-120x120.jpg 120w, https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2020/03/ifsounds-mmxx-donato-ruggiero-orizzontiprog.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p><strong>IFSOUNDS</strong></p>
<p><strong>MMXX (2023)</strong></p>
<p><strong>Melodic Revolution Records</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Lockdown</em>: momento buio e altrettanto creativo per moltissimi artisti. E gli <a href="https://www.donatoruggiero.com/2020/03/23/ifsounds/"><strong>ifsounds</strong> </a>non si sono certo tirati indietro in quei momenti di confusione e paura.</p>
<p><em>“La pandemia ha sconvolto le nostre vite, mettendo in discussione tutti gli aspetti delle nostre esistenze, anche i più banali. […] credo che quello sia stato il periodo globalmente più assurdo, alienante e distopico attraversato dalla nostra generazione. Per questo motivo abbiamo deciso di mettere in musica e parole le sensazioni e le paure di quei giorni, che hanno condizionato in maniera così drammatica le nostre azioni quotidiane e che hanno cambiato irreversibilmente il nostro mondo e noi stessi. E lo abbiamo fatto attraverso la musica corale, il genere che, per definizione, richiede il contatto più stretto tra le persone che avevamo ormai perso”</em>.</p>
<p>Ed ecco allora <strong>MMXX</strong>. Dario Lastella (chitarre, voce, basso, synth), Runal (voce solista), Lino Mesina (batteria), Lino Giugliano (piano, organo, tastiere, synth), Italo Miscione (basso) e Ilaria Carlucci (voce solista e cori), con gli ospiti Claudio Lapenna (voce in MMXX e piano in Kandinsky’s Sky), Nadezhda Chalykh (voce in MMXX), Mariano Gramegna (voce in MMXX) e Giovanni Liberatore (voce in MMXX), confezionano un lavoro in cui c’è il prog e non c’è solo il prog. Giocando sulle variazioni di stati d’animo e di ambientazione, e facendo propria una “attitudine progressiva” che fa della fusione tra i generi la sua “missione”, gli <a href="https://www.donatoruggiero.com/2020/03/23/ifsounds/"><strong>ifsounds</strong> </a>propongono un mirabile viaggio, articolato ed elegante al tempo stesso, che si snoda tra jazz, rock, sperimentazione, musica corale e che si muove senza patemi nel tempo, strizzando anche l’occhio al pop rock (di classe).</p>
<p>Punto forte, e più volte sottolineato dalla band in ambito di presentazione dell’album, è l’utilizzo della musica corale, una fusione vocale che tocca vette di intensità e drammaticità eccezionali. Avendo poi a disposizione una voce unica come quella di Runal, affiancata dalla piacevole sorpresa Ilaria Carlucci (con Dario Lastella e gli altri ospiti a dar man forte), tutto sembra essere più semplice senza esserlo affatto.</p>
<p>In partenza, gli <a href="https://www.donatoruggiero.com/2020/03/23/ifsounds/"><strong>ifsounds</strong> </a>piazzano la mastodontica <em>suite</em> in nove parti <strong>MMXX</strong>: 24 minuti di puro godimento e passionalità. Le prime battute sono decisamente solenni, col canto corale gregoriano (ospiti inclusi) a sorreggere ottimamente la scena. Poi, dopo una virata alla Iron Butterfly carica di organo, Runal si lascia andare con un&#8217;intensità devastante. <em>[…] il male non si può spiegare […]</em>. E quando le ritmiche prendono possesso del brano, si vola, con l&#8217;assolo <em>heavy</em> di Lastella che va ad incastrarsi perfettamente nel momento. A seguire ecco la celestiale voce di Ilaria Carlucci, ben sorretta da un gioco di cori un po&#8217; Gentle Giant e un po&#8217; ecclesiastici. Toccante quanto offerto poi vocalmente da Runal (con Ilaria che coadiuva alla grande: <em>[…] Dimmi perché, dimmi perché / nel silenzio tutto crolla intorno a me! […]</em>). Emozione palpabile, anche nel nuovo soliloquio di chitarra. E tutto si carica ancora e ancora col trascorrere dei secondi: <em>[…] La libertà degli uomini non si discute neanche quando è in discussione. […]</em>. E poi uno &#8220;stop&#8221; e si cade tra le spire della batteria e del synth, tutto decisamente <em>seventies</em> (ma anche con tocchi più attuali). Le ritmiche spingono parecchio e bene supportando notevoli &#8220;variazioni umorali&#8221; (piano e chitarra su tutti). Momento eccezionale. E improvvisamente tutto scompare dando vita ad un nuovo gran momento vocale, delicato e medievaleggiante, un po&#8217; <a href="https://www.donatoruggiero.com/2020/03/02/hautville/">Hautville</a>, che cresce gradualmente e si fa sinfonico, senza smarrire quel tocco solenne di fondo. <em>[…] Quando stai cadendo ripeti che / Non vincerà, non vincerà, / non vincerà il dolore senza libertà! […]</em>. In seguito, dopo un attimo di &#8220;smarrimento&#8221;, Runal si prende nuovamente la scena con il suo timbro rovente e drammatico. Ed è poesia quanto segue. Morbido, commovente, avviluppante, l&#8217;ordito creato dagli <a href="https://www.donatoruggiero.com/2020/03/23/ifsounds/"><strong>ifsounds</strong> </a>è semplicemente perfetto. Coda caldissima.</p>
<p>Aggressiva (su tonalità che richiamano il brano “40-14” di “<a href="https://www.donatoruggiero.com/2020/03/23/ifsounds-reset/">Reset</a>”) si apre <strong>The Collector</strong>: è una sorta di viaggio a due ritmiche/voce, con la chitarra che dona un tocco <em>new wave</em> (ma è tutto il complesso che ne ricorda un po&#8217; le atmosfere). E dopo un deciso stacco di synth, i giri calano ed entra in scena un elemento melodico e rasserenante, un pizzico <em>floydiano</em>. Al solito la voce di Runal si adatta a tutto impreziosendo ogni momento. E il finale con gli interventi di Ilaria Carlucci si fa definitivamente emozionante.</p>
<p>Anche <strong>Stendhal Syndrome</strong> parte a passo deciso, un piglio rock con venature <em>eighties</em> che si sviluppa ottimamente con ottimi intrecci ritmiche/corde/tastiere e Runal sempre, ancora una volta, &#8220;sul pezzo&#8221;. A metà percorso, poi tutto si fa leggermente più evanescente, con un gran bel lavoro di synth che, in seguito, lascia spazio al solo di chitarra, prima del ritorno in campo di tutti gli effettivi.</p>
<p><em>I will try to find your eyes in a million eyes / I will try to find your smile hidden among the stars / I will try to hear your voice throughout the sweetest melodies / But I will never satisfy my need of you […]</em>. Intensa e drammatica la partenza di <strong>Kandinsky’s Sky</strong>, giocata tutta sul calore vocale di Runal, il quale poi si addolcisce (e con lui l&#8217;atmosfera di fondo). Gran bel lavoro alle corde mediterranee di Lastella, prima che lo stesso si lasci andare in un solo incandescente. Una ballata da vivere ad occhi chiusi.</p>
<p>E se le primissime di <strong>MMXXII</strong> battute sono carezze sul volto, o quasi, ciò che segue sono ceffoni violenti, che poi si &#8220;sciolgono&#8221; in una bella andatura irregolare, con interventi &#8220;a tono&#8221; di chitarra e piano. È un flusso denso il brano di chiusura di <strong>MMXX</strong>, che cattura, in seguito, con la sua magia jazz. Puro divertimento, pura gioia è quanto segue, suoni articolati ma totalmente solari. Ma… C&#8217;è un ma… Ma tutto finisce in un paesaggio arido, ruvido che lentamente si &#8220;auto-ricostruisce&#8221; (aggrappandosi inizialmente alle dita di Giugliano) e torna ad essere luminoso e gioviale, con tanto di &#8220;certificazione&#8221; firmata dai vocalizzi da Ilaria.</p>
<p><em>In un’epoca fatta di velocità e rapida fruizione noi andiamo in direzione ostinata e contraria. La soglia di attenzione media è ormai limitata a pochi secondi, ma noi proponiamo una suite di 24 minuti. Forse ha ragione chi ci ha definiti arroganti e pretenziosi, ma noi siamo fortemente contrari all’arte usa e getta.</em></p>
<p>Tanto di cappello.</p>
<p>Gli <a href="https://www.donatoruggiero.com/2020/03/23/ifsounds/"><strong>ifsounds</strong> </a>si confermano una garanzia e un patrimonio da preservare.</p>
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		<title>Mesmerising &#8211; Soundscape</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jun 2023 14:06:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>MESMERISING Soundscape (2023) Autoproduzione &#160; A tre anni da “The clutters storyteller”, Mesmerising torna con un 45 giri dal titolo Soundscape. Due i brani presenti, la traccia omonima e UVB [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img decoding="async" class="size-thumbnail wp-image-14837 alignleft" src="https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2023/06/Mesmerising-Soundscape-OrizzontiProg-Donato-Ruggiero-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2023/06/Mesmerising-Soundscape-OrizzontiProg-Donato-Ruggiero-300x300.jpg 300w, https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2023/06/Mesmerising-Soundscape-OrizzontiProg-Donato-Ruggiero-500x500.jpg 500w, https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2023/06/Mesmerising-Soundscape-OrizzontiProg-Donato-Ruggiero-120x120.jpg 120w, https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2023/06/Mesmerising-Soundscape-OrizzontiProg-Donato-Ruggiero.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />MESMERISING </strong></p>
<p><strong>Soundscape (2023)</strong></p>
<p><strong>Autoproduzione</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A tre anni da “<a href="https://www.donatoruggiero.com/2022/09/21/mesmerising-the-clutters-storyteller/">The clutters storyteller</a>”, <strong>Mesmerising </strong>torna con un 45 giri dal titolo<strong> Soundscape</strong>. Due i brani presenti, la traccia omonima e <strong>UVB &#8211; 76 4625 KHZ</strong>: due visioni contrapposte di fare musica.</p>
<p>E se da una parte (<strong>Soundscape</strong>), attraverso un’atmosfera elegante e poetica ma, allo stesso tempo, articolata e &#8220;scura&#8221;, <strong>Mesmerising </strong>prosegue ed amplia quanto fatto con “<a href="https://www.donatoruggiero.com/2022/09/21/mesmerising-the-clutters-storyteller/">The clutters storyteller</a>”, con il “lato B” fa completamente “perdere l’orientamento” all’ascoltatore.</p>
<p>Nei due brani, accanto al padrone di casa Davide Moscato (voce, piano, synth), troviamo anche Martin Grice (flauto e sax), Fabio Vaccaro (chitarra, basso, piano), Alex Laporta (chitarra), Alberto Bellani (batteria) e Andrea Amati (suo il testo di <strong>Soundscape</strong>, scritto a quattro mani con Davide).</p>
<p>A proposito del testo, va detto che i due autori si sono ispirati al libro “Alce Nero Parla”, <em>il racconto di un vecchio stregone Sioux sul periodo più tragico della storia del suo popolo, ma anche su tutto ciò che perdiamo lungo il sentiero della nostra esistenza, che si tratti di qualcosa di insignificante o della cosa più importante fra tutte</em>.</p>
<p>Suggestiva e poetica ci accoglie <strong>Soundscape</strong>, ottimamente guidata dal canto suadente di Davide. I suoni, caratterizzati da una soave dolcezza, lo avvolgono candidamente. E tutto questo lungo momento etereo sfocia in qualcosa di ancora più &#8220;impalpabile&#8221;, prima di aprirsi tra “tribalismi” e voci confondenti, un interessante momento che si muove tra world music e psichedelia. E poi lo stesso <em>vocalist</em> torna in scena lanciando il gran solo di sax di Martin Grice, seguito a ruota dal piano (e poi intersecato placidamente allo stesso). E quando pensi che il sentiero del brano sia definitivamente tracciato, <strong>Mesmerising</strong> ti spiazza catapultandoti in tenebre elettroniche. È la fine? No, tutt&#8217;altro. Gli ultimi momenti sono un mix di folk, country e suono mediterraneo. <em>[…] tornano dal buio / i guerrieri ma non dormono / tremano, temono</em>.</p>
<p>Diametralmente opposta a <strong>Soundscape</strong> è <strong>UVB &#8211; 76 4625 KHZ</strong>. Un viaggio elettronico e sperimentale <em>tout court</em> realizzato con il Korg Volka Modular (suonato da Davide Moscato), un qualcosa che richiama le varie fisionomie artistiche &#8220;altre&#8221; di Alessandro Seravalle e i <a href="https://www.donatoruggiero.com/2020/02/12/dedalus/">Dedalus</a> di “<a href="https://www.donatoruggiero.com/2020/02/12/dedalus-materiale-per-tre-esecutori-e-nastro-magnetico/">Materiale per tre esecutori e nastro magnetico</a>”, con un pizzico di Battiato. Una composizione che va letta obbligatoriamente insieme alla spiegazione che ne dà Davide stesso: <em>Il titolo, e la parte centrale del pezzo, si rifanno ad una misteriosa radio sovietica che esiste dai tempi della guerra fredda, ma che, a parte sporadiche occasioni, non ha mai trasmesso nulla se non brevi e monotoni ronzii ripetuti 25 volte al minuto. Queste sporadiche occasioni sono state inserite nel brano.</em> Un brano che semplicemente disorienta.</p>
<p>E il cammino di <strong>Mesmerising</strong> avanza senza ostacoli.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.donatoruggiero.com/2023/06/22/mesmerising-soundscape/">Mesmerising &#8211; Soundscape</a> proviene da <a href="https://www.donatoruggiero.com">Donato Ruggiero</a>.</p>
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		<title>Supercanifradiciadespiaredosi &#8211; Aggiovaggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ruggio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 May 2023 13:28:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>SUPERCANIFRADICIADESPIAREDOSI Aggiovaggio (2023) Aramis Records / Musica è meglio / Lizard Records &#160; Divertirsi facendo le cose seriamente. Questo potrebbe essere uno dei tanti motti che rappresentano l&#8217;avventura dei Supercanifradiciadespiaredosi. [&#8230;]</p>
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<p><strong>Aggiovaggio (2023)</strong></p>
<p><strong>Aramis Records / Musica è meglio / Lizard Records</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Divertirsi facendo le cose seriamente. Questo potrebbe essere uno dei tanti motti che rappresentano l&#8217;avventura dei <a href="https://www.donatoruggiero.com/2020/04/08/supercanifradiciadespiaredosi/"><strong>Supercanifradiciadespiaredosi</strong></a>. E <strong>Aggiovaggio</strong> non esula di certo da questo modo di vivere la musica.</p>
<p>Ecco allora il ritorno di Brodolfo Sgangan (voce e basso), Nestor Fasteedio (basso) e Randy Molesto (batteria) con un singolo in vinile ad edizione limitata, un regalo fatto a se stessi e al pubblico per festeggiare i vent’anni di attività.</p>
<p><strong>Aggiovaggio </strong>è una “piccola opera rock”, una <em>suite</em> in otto parti che narra di un viaggio spaziale in direzione Giove.</p>
<p>E, ancora una volta, i <strong>Supercani</strong> fanno c’entro confezionando al meglio una miscela sonora pro(Ag)ressive… Dal punk al prog, con soste su altri “lidi”, tutto è espresso con sicurezza ed ironia, un mix in cui il trio è maestro.</p>
<p>Il viaggio nello spazio del Bautilus, condotto di tre astronauti, si snoda tra attacchi alieni e attraversamenti di buchi neri, sino all’ingresso nell’orbita di Giove e l’incontro col Nautilus, prima dell’aggiovaggio. Qui li attende una missione: fecondare il pianeta. E tutta questa storia, oltre ad essere narrata nel testo, è rappresentata dal superbo fumetto realizzato da Brodolfo Sgangan che accompagna il vinile.</p>
<p>La torre di controllo lancia il conto alla rovescia: il viaggio di <strong>Aggiovaggio</strong> può iniziare. Ed è subito un groviglio di corde e pelli, un intenso e massiccio vorticare, prima di assestarci in un paesaggio <em>bluesy</em>, con la voce roca di Sgangan a prenderci per mano. E poi si vola, con Molesto (di nome e di fatto!) che letteralmente decolla e i due bassisti che lo seguono a ruota. Un magma rovente che trascina tutto e tutti. Devastante. In seguito, anche se calano i giri (non di molto, in realtà), ecco tornare la voce beffarda di Brodolfo, mentre nelle retrovie il sound, sempre teso, assume anche una tonalità leggermente più luminosa. E i tre picchiano di brutto sino a… “fermarsi” tra vacuità, delirio e voci malsane. <em>[…] La verità è che sono un’entità / che vi tiene d’occhio da molto tempo. / La vostra missione? / Aggiovaggio su Giove! [&#8230;]</em>. Il volo può infine riprendere, senza ostacoli, fino al finale psichedelico. <em>Ognuno è il dio di qualcun altro</em>.</p>
<p>E sul lato B trova spazio una versione live dello stesso brano nella sua forma più “cruda” e ancor più diretta.</p>
<p>Tanta roba. E ora non possiamo fare altro che pretendere il nuovo album.</p>
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		<title>Ologram &#8211; La nebbia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ruggio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Mar 2023 14:58:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>OLOGRAM La nebbia (2022) Autoproduzione &#160; Forte di un’esperienza più che trentennale, e già fondatore di Ydra e Anèma, recentemente Dario Giannì ha deciso di iniziare un cammino in solitaria. [&#8230;]</p>
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<p><strong>La nebbia (2022)</strong></p>
<p><strong>Autoproduzione</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Forte di un’esperienza più che trentennale, e già fondatore di Ydra e Anèma, recentemente Dario Giannì ha deciso di iniziare un cammino in solitaria. Ecco allora <strong>Ologram</strong>.</p>
<p>Costituito da materiale scritto per gli Anéma (ma la fine del progetto ha cancellato ogni possibilità di vederli tornare con un nuovo album) e nuove composizioni, l’esordio di <strong>Ologram</strong>, <strong>La nebbia</strong>, varia musicalmente su diversi fronti progressivi, dal classico anni ’70 al neo-prog sino al prog metal, tutto condito da tocchi melodici, mutamenti umorali, sonorità policrome e un “parco voci” davvero niente male. E anche le liriche scritte dal Lorenzo e Dario Giannì, le quali <em>parlano del viaggio dell’uomo alla ricerca del significato della propria vita</em>, non sono affatto banali e scontate.</p>
<p>Ad affiancare Dario (basso, fretless, tastiere, Mellotron, Moog, Fender Rhodes, Hammond, Arp 2600) troviamo una numerosa schiera di musicisti, tutti provenienti dalla scena siracusana: Fabio Speranza (voce in <strong>La nebbia</strong>, <strong>Vetro di rame</strong> e <strong>Mediterraneo</strong>), Lorenzo Giannì (chitarre, Moog solo in <strong>Una rotta verso est</strong>), Roberto Giannì(tastiere, Moog solo in  <strong>La nebbia</strong>), Giovanni Spadaro (batteria), Matteo Ceretto (batteria in <strong>La nebbia</strong>, <strong>Strane voci</strong> e <strong>Una rotta verso est</strong>), Giuseppe Arrabito (batteria in <strong>Mediterraneo</strong>, <strong>Straniero</strong> e <strong>Il ritorno</strong>), Matteo Blundo (violino, viola in <strong>La nebbia</strong>, <strong>Vetro di rame</strong>, <strong>Mediterraneo</strong> e <strong>Straniero</strong>), Cristiano Sipione (voce in <strong>Straniero</strong> e <strong>Una rotta verso</strong> <strong>est</strong>), Andrea Campisi (voce in <strong>Strane voci</strong>), Danilo Fontana (batteria in <strong>Vetro di rame</strong>) e Marco Blandini (voce in <strong>Mediterraneo</strong>).</p>
<p>Interessante anche l’azzeccato artwork di Vittoria Gallo che accompagna il disco.</p>
<p><strong>Intro</strong>. Passi fugaci sul bagnasciuga, poi solo onde leggere. Una calma che un forte elemento orientalizzante infrange di netto, lanciando un momento tribale e denso, con l’arco di Matteo Blundo quale ciliegina sulla torta. <strong>La nebbia</strong> può iniziare.</p>
<p><em>Già la sera aspira il mare / saturo di eterni sali / Lo ritorna minimo / in vapori lucernari […]</em>. A pieni giri parte <strong>La nebbia</strong>, con la sua essenza prog metal ben sviscerata dalle frustate distorte e dalla potenza ritmica. Il cambio netto delle corde crea lo spazio utile per l&#8217;ingresso in scena della voce di Fabio Speranza, un po&#8217; alla Simone Pesatori (e anche il momento richiama i <a href="https://www.donatoruggiero.com/2020/04/08/sintonia-distorta/">Sintonia Distorta</a>). Poi largo spazio al solo ispirato di Lorenzo Giannì. Lo stesso chiama dietro sé un&#8217;atmosfera celestiale, ben retta dalle ritmiche di Dario Giannì e Matteo Ceretto. E poi di nuovo a passo spedito sino al gran soliloquio di Moog di Roberto Giannì. Finale <em>lovecraftiano</em>. <em>[…] Prestito di anime / di sei colpe avide / Debito di codardia / Credo di malattia / La valuta è fuor di oro / Non c’è conio del peccato / La memoria è carne avorio / Qui la nebbia ha già iniziato</em>.</p>
<p>Intensa e malinconica la partenza di <strong>Vetro di rame</strong>, con bei giochi di chitarra distorta in evidenza. E poi il brano si accende ripiombando, in seguito, in una sorta di &#8220;calma vivace&#8221;. Da evidenziare il gran lavoro vocale di Speranza, sempre perfetto sulle variazioni umorali del brano. E nella seconda parte tutto si fa magmatico, con un tocco di <a href="https://www.donatoruggiero.com/2020/04/08/spettri/">Spettri</a>, prima dell&#8217;assolo <em>gilmouriano</em> di Lorenzo Giannì, immerso in un clima <em>floydiano</em>. <em>[…] Te, sei ci sei squarcia l’apnea / Valvola stretta alla marea / chiusa da un dio che non sa più / come uscirne […]</em>.</p>
<p>Melodia ariosa quella delle prime battute di <strong>Mediterraneo</strong>, ben arricchita in seguito dagli interventi vocali e dalla batteria. Interessanti i momenti di stacco tendenti al prog metal e l&#8217;intensità soprattutto vocale (avvolta da archi passionali e ben architettati) acquisita in seguito. E l&#8217;anima &#8220;nera&#8221; mostrata solo in parte, emerge sul finire, prima di ricondurci, o quasi, al punto di partenza. <em>[…] Lo diceva anche mia madre / In un posto vuoto serve il cuore pieno […]</em>.</p>
<p>Anche <strong>Strane voci</strong> parte avviluppante, morbida, lasciando ampio spazio al canto viscerale di Andrea Campisi. E poi le distorsioni entrano prepotentemente in scena e tutto cambia, anche grazie al solito ottimo lavoro delle ritmiche. E questa altalena si ripete travolgendoci poi, a tratti, prima di acquisire luce, quietarsi e deflagrare per l&#8217;ultima volta.</p>
<p>Buona andatura per <strong>Straniero</strong>, nella sua fisionomia cantautoriale, alquanto distante da quanto ascoltato sinora, con la voce di Cristiano Sipione perfetta per l’occasione. Ed è con questa indole che scorre quasi totalmente il brano, con una divagazione &#8220;stordente&#8221; prima di chiudere.</p>
<p>Intenso e in crescendo la prima parte di <strong>Una rotta verso est</strong>, principalmente affidata alla calda voce di Sipione. Intorno a lui i suoni emergono per poi nascondersi, lo avviluppano per poi lasciarlo condurre in solitaria. E dopo una &#8220;sosta&#8221; favolistica-mediterranea, chitarre e ritmiche imprimono tutt&#8217;altra forza al brano, colorandolo di tonalità scure e imprevedibilità. Poi torna il canto, con forza, prima di lasciare spazio al solo sofferto di Lorenzo Giannì, sostituito in seguito dal Moog (suonato dallo stesso musicista) e da una nuova trama avvolgente e corvina.</p>
<p><strong>Il ritorno</strong>. Teso e un po&#8217; <em>eighties</em> l&#8217;avvio del brano che chiude <strong>La nebbia</strong>. Il basso di Dario Giannì svolge un gran lavoro nelle retrovie, mentre chitarre e tastiere costruiscono orditi quasi new/dark wave, interessanti. E l&#8217;episodio, con un&#8217;esplosione Prog metal nel finale, scorre via mettendo la parola fine al tutto.</p>
<p>Una piacevole sorpresa.</p>
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		<title>OAK &#8211; Lucid Dreaming and the Spectre of Nikola Tesla</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ruggio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Dec 2022 14:15:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>OAK Lucid Dreaming and the Spectre of Nikola Tesla (2022) Aereostella / Immaginifica &#160; Come ogni bella abitudine che si rispetti, Jerry Cutillo ci ha abituati bene e attendere due [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="size-thumbnail wp-image-14671 alignleft" src="https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2022/07/LUCID-DREAMING-and-the-SPECTRE-of-NIKOLA-TESLA-oak-orizzontiprog-donato-ruggiero-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2022/07/LUCID-DREAMING-and-the-SPECTRE-of-NIKOLA-TESLA-oak-orizzontiprog-donato-ruggiero-300x300.jpg 300w, https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2022/07/LUCID-DREAMING-and-the-SPECTRE-of-NIKOLA-TESLA-oak-orizzontiprog-donato-ruggiero-500x500.jpg 500w, https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2022/07/LUCID-DREAMING-and-the-SPECTRE-of-NIKOLA-TESLA-oak-orizzontiprog-donato-ruggiero-120x120.jpg 120w, https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2022/07/LUCID-DREAMING-and-the-SPECTRE-of-NIKOLA-TESLA-oak-orizzontiprog-donato-ruggiero.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />OAK</strong></p>
<p><strong>Lucid Dreaming and the Spectre of Nikola Tesla (2022)</strong></p>
<p><strong>Aereostella / Immaginifica</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come ogni bella abitudine che si rispetti, Jerry Cutillo ci ha abituati bene e attendere due anni tra una sua perla artistica e la successiva è davvero una piacevole attesa. E così, dopo “<a href="https://www.donatoruggiero.com/2020/08/01/oak-nine-witches-under-a-walnut-tree/">Nine witches under a walnut tree</a>” (2020), ecco giungere <strong>Lucid Dreaming and the Spectre of Nikola Tesla</strong>.</p>
<p>Il primo elemento che salta immediatamente all’occhio è il protagonista del nuovo lavoro: il geniale inventore, fisico e ingegnere elettrico Nikola Tesla. Mr. <strong>OAK</strong>, dunque, dopo <a href="https://www.donatoruggiero.com/2020/03/27/oak-giordano-bruno/">Giordano Bruno</a> e le streghe, torna a porre sotto la lente d’ingrandimento un personaggio “controverso”. E se, appunto, <em>n</em><em>ei lavori precedenti, il compositore trasferiva le sue indagini musicali ai condannati a morire tra le fiamme, in questo ultimo album, dà voce a coloro che sono finiti sul rogo dell&#8217;indifferenza, due facce della stessa malvagità generata dal Potere contro ogni pensiero trasversale</em>.</p>
<p>Nikola Tesla, appunto. Cutillo (voce, tastiere, flauto, chitarra), quasi calandosi nei suoi panni, ne traccia una doppia traiettoria che descrive sia il lato “terreno” (quello documentato) sia quello più “esoterico” (il tutto ben ritratto nell’artwork di Daniele Manzini, Mario Tagliaferri e Isabel Cutillo), e questa “doppia via” trova sfogo innanzitutto nelle liriche, inappuntabili e rese grandiose dallo stesso padrone di casa e dalla presenza delle voci femminili ospiti (Dorie Jackson, Olja Karpova e Laura Piazzai), e poi in un apparato sonoro che è letteralmente da brividi. Melodie oniriche che si alternano ad aperture sinfoniche, pennellate policrome che lottano contro atmosfere cupe, e poi ancora drammaticità e dinamismo, cura dei dettagli e potenza cinematografica, eleganza e ricercatezza: è un Cutillo sempre più consapevole dei propri mezzi quello di <strong>Lucid Dreaming and the Spectre of Nikola Tesla</strong> e la qualità della “squadra” messa su per l’occasione, accanto alle tre <em>vocalists</em>, ne certifica il tutto (David Jackson al sax, Jonathan Noyce al basso e Alex Elena alla batteria).</p>
<p><em>E come il raggio di sole accarezza il fiore, l’energia della Luce influenza il motore di tutte le cose</em>. L&#8217;apertura di <strong>Everything is Light</strong> (“Tutto è luce”, uno dei principali motti di Tesla), è eterea ed accogliente, grazie all&#8217;onirico canto di Dorie Jackson, ben presto rafforzato da Jerry. La deflagrazione che segue, inaspettata, è sorprendente nella sua ricchezza di dettagli sonori, da cui emergono soprattutto il sax di David Jackson, le tastiere dello stesso Cutillo e la batteria di Alex Elena. E dopo aver ribadito il “duplice concetto”, dal magma rovente emerge luminoso il flauto di Mr. OAK. Stato di sospensione, poi tutto si fa sfarzoso, una cavalcata sinfonica da applausi. E il saliscendi emotivo, marchio di fabbrica del brano d&#8217;apertura, prosegue con nuovi delicati botta e risposta vocali e sferzate sonore da brividi. Un brano avviluppante, un autentico viaggio che sembra, per fortuna, non finire mai. Accoglienza da standing ovation. <em>[…] I’m living on your beauty and the light you give / you are my breath, my goblet filled with supreme energy […]</em>.</p>
<p>È tempo di <em>suite</em> in casa <strong>OAK</strong>: <strong>Oscillation Alkemy Kreativity</strong>. Una nenia soffice, carezzevole, ma allo stesso tempo ambigua, quella che avvia <strong>Hypnotic Spiral</strong>. Poi, d&#8217;un tratto, la svolta, tutto cambia con l&#8217;arabesco di flauto del padrone di casa, ottimamente sostenuto dalla sessione ritmica di Noyce ed Elena, e con altri ricchi tasselli che fanno virare il brano verso sonorità dei &#8217;70, con un gran bel tocco alla Goblin e giochi vocali posti su “altra dimensione”: è <strong>Oscillation Alkemy Kreativity</strong>. <em>Again, this scary white shimmer, the eyes fail to see / and my fever keeps on rising. / I feel, the cold breath of death that leads to my collapse. / Could it be a new rebirth? </em><em>[…]</em>. Le tastiere di Jerry fanno la voce grossa poco dopo, mutando continuamente, così come l&#8217;umore di fondo che, di punto in bianco, sfocia su lidi <em>beatlesiani</em>: è <strong>New York City</strong>. Ma siamo di fronte ad una <em>suite</em>, lunga, complessa, grandiosa, ed allora c&#8217;è ampio spazio anche per l&#8217;organo dal tocco <em>lordiano</em>, prima di un&#8217;apertura sontuosa: il momento di <strong>AC Vs DC</strong>. <em>Nobody is gonna bury all my dreams and push me / under the wheel of shameful moral remedies. / My solitude opens my ears / I will be free, and I won’t give up if no one believes in me […]</em>. A seguire una capatina tra i corrieri cosmici (<strong>Black Night Satellite</strong>), tutta orchestrata dalle tastiere di Cutillo. E ancora, tutto si fa evocativo, con il canto di Jerry ispiratissimo che attraversa un percorso perfettamente “illuminato”: <strong>Dancing a slow Kolo with the Electric Shadows</strong>. L&#8217;ultima parte, <strong>Oscillation Alkemy Kreativity (Reprise)</strong>, è semplicemente sorprendente. Troppo facile etichettare questo brano quale punto più alto dell&#8217;album. In esso c&#8217;è così tanto materiale di elevata qualità da poter riempire, da solo, un intero disco. E l’intera composizione ci narra parte della vita del geniale scienziato. Nato in un villaggio della Serbia, Nikola Tesla cresce mostrando una lucida immaginazione, momenti di estasi e disturbi sensoriali. Dopo aver rischiato di morire a causa del colera, promette a se stesso e al mondo di dedicarsi alla sperimentazioni per accrescere la conoscenza umana e migliorare la qualità della vita sulla Terra. Nel 1884 arriva a New York e si scontra con la dura realtà dei ghetti e dei clan malavitosi, ma riesce a reagire e a cogliere le infinite opportunità che una città del genere elargiva. Cominciò a lavorare per Thomas Edison. Presso i suoi laboratori scoprì la corrente alternata, entrando in collisione con lo stesso Edison, promulgatore della corrente continua. In seguito, riceve dei finanziamenti per rivolgere le proprie ricerche verso lo spazio e, nel suo laboratorio, riesce a captare segnali dal cosmo. Tutte le sue rivelazioni, le sue idee, i suoi progetti iniziarono ad essere etichettate come fantasie di un pazzo esaltato. Frustrato, Tesla vagabondò per la città per giorni, sino a raggiungere Central Park. Lì, sotto la pioggia, danzò con le ombre elettriche. <em>E un carosello di voci turbina nella mente di Tesla. Questa volta le voci sembravano incrociarsi in seducenti geometrie sinfoniche che preannunciavano la nascita di un nuovo mondo</em>.</p>
<p>Elettronica alienante nelle prime battute di <strong>Learn to Run in Your Dreams</strong>. Tocca a Jerry Cutillo entrare in scena e diradare queste nubi proiettando un&#8217;essenza romantica e spirituale sul brano, ben raccolta dal piano suonato dallo stesso Jerry e, in seguito, dagli archi. E tutto cresce, si amplia, si fa enfatico, prima di tornare tra le dolci “note” vocali di Cutillo e il calzante intervento dei fiati di Jackson. Grandioso anche il prosieguo, con quella miscela tra dolcezza e potenza sonora che ci conduce danzando sino alla fine. E il brano, facendo un parallelo tra gli ultimi anni di vita di Tesla, in cui assistette allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, e l’attuale conflitto in Ucraina, è dedicato a tutti i bambini vittime della guerra e prova a comprendere gli effetti sulla loro immaginazione.</p>
<p>Eterea e avvolgente si presenta <strong>The Comet and the Dreamer</strong>. C&#8217;è qualcosa di fatato, di magico, nei centellinati tocchi di piano e la sensazione si fa completamente “materia” quando appare in scena l&#8217;angelica voce di Olja Karpova. Allo stesso tempo, tutto è spirituale, un brano “elevato” di Juri Camisasca affidato a Donella Del Monaco. Anche quando compare altra consistenza sonora (ritmiche e piano), la Karpova continua a trascinare il brano, prima di introdurre il solito canto passionale di Jerry. Il tocco soprannaturale dell’episodio non viene mai meno e, anche quando torna in gioco il canto di Olja, tutto resta così, ipnoticamente grandioso. Ottimo, come sempre, anche l&#8217;intervento di flauto del padrone di casa. Nei momenti finali, delle distorsioni tentano di dare una scossa al tutto, ma i nuovi interventi vocali della coppia smorzano il tutto, delicatamente. <em>La conoscenza viene dallo spazio</em>.</p>
<p><strong>White Wings</strong>. Superato un “canto di sirena” tormentato e distorto, il brano si illumina gradualmente, con la voce di Cutillo a guidare educatamente il tutto, prima di lasciare spazio al passo sostenuto di batteria e l&#8217;atmosfera cinematografica sognante che ne consegue. E poi il clima si fa rovente, le chitarre, le ritmiche e la voce diventano aggressive, taglienti. Ma c&#8217;è sempre quell&#8217;elemento “incantato” di fondo che aggiunge un qualcosa al quadro e quando il flauto si palesa in tutto il suo splendore, si vola. Molto <em>eighties</em> e spiazzante quanto segue, ma il fiato di Jerry torna ad indirizzare, almeno in parte, il cammino sino alla conclusione. E nelle parole rivive la scena, ripetuta, dell’incontro tra Tesla e un piccione bianco alla finestra della stanza 3328 del New Yorker Hotel, <em>la mente creativa dello scienziato incontra l’eleganza e lo spirito di libertà del volatile</em>.</p>
<p><em>Le particelle di luce sono come note scritte che suonano l’eterno ciclo dei cieli stellari. Il battito del cuore degli esseri viventi è anch’esso parte della sinfonia terrena. La suprema legge dell’armonia è presente nell’Universo e nell’uomo e, una volta creata, risuonerà eternamente anche in assenza dell’essere umano</em>. Il piano che ci accoglie nel brano di coda di <strong>Lucid Dreaming and the Spectre of Nikola Tesla</strong>, <strong>The Silver Cord</strong>, ha precisamente il tono del commiato (qui Tesla capisce che il giorno della sua morte non è lontano) ed è intersecato, inizialmente, alle parole di Pat Rowbottom. Poi tocca a Laura Piazzai, con i suoi vocalizzi roventi, aggiungere ancor più intensità all&#8217;addio. Un finale che, si sperava, non giungesse mai ma che, giocoforza, siamo consci sarebbe arrivato. E nell&#8217;ultimo minuto il vortice di emozioni diventa enorme, commovente.</p>
<p>Niente altro da aggiungere. Jerry Cutillo e gli <strong>OAK</strong> hanno nuovamente fatto centro. <em>Chapeau</em>!</p>
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		<title>Mesmerising &#8211; The clutters storyteller</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ruggio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Sep 2022 14:13:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>MESMERISING The clutters storyteller (2020) Lizard Records   Dopo due album firmati con il proprio nome, Davide Moscato decide di assumere una nuova “fisionomia”: Mesmerising. Il risultato di questa “metamorfosi” [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="size-thumbnail wp-image-14710 alignleft" src="https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2022/09/Mesmerising-2020-the-clutter-storyteller-OrizzontiProg-Donato-Ruggiero-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2022/09/Mesmerising-2020-the-clutter-storyteller-OrizzontiProg-Donato-Ruggiero-300x300.jpg 300w, https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2022/09/Mesmerising-2020-the-clutter-storyteller-OrizzontiProg-Donato-Ruggiero-500x500.jpg 500w, https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2022/09/Mesmerising-2020-the-clutter-storyteller-OrizzontiProg-Donato-Ruggiero-120x120.jpg 120w, https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2022/09/Mesmerising-2020-the-clutter-storyteller-OrizzontiProg-Donato-Ruggiero.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />MESMERISING</strong></p>
<p><strong>The clutters storyteller (2020)</strong></p>
<p><strong>Lizard Records</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Dopo due album firmati con il proprio nome, Davide Moscato decide di assumere una nuova “fisionomia”: <strong>Mesmerising</strong>.</p>
<p>Il risultato di questa “metamorfosi” è <strong>The clutters storyteller</strong>, un album contraddistinto da una poetica non comune, da una forte carica emozionale, da un’eleganza davvero eccezionale, ma anche da elementi più drammatici e oscuri, un risultato che è stato ottimamente definito “progressive cantautoriale”.</p>
<p>I suoni, grazie alla “squadra” invidiabilissima che affianca Davide (voce, tastiere occasionali in <strong>Slave of your shell </strong>e<strong> Underground</strong>), formata da Fabio Zuffanti (basso), Martin Grice (flauto e sax), Giovanni Pastorino (pianoforte, organo Hammond, mellotron, Moog), Simone Amodeo (chitarre) e Paolo Tixi (batteria), sono policromi e cangianti e caratterizzano ottimamente i brani, i quali si muovono tra ballate, momenti dinamici e atmosfere chiaroscurali dove, appunto, il rock progressivo si fonde magistralmente con l’elemento cantautoriale (e la voce peculiare e duttile di Davide).</p>
<p>Fiore all’occhiello di <strong>The clutters storyteller</strong> sono i testi: sospesi tra sogno e (soprattutto) incubo, in alcuni casi surreali e macabri, sono tutti profondi e carichi di dolore, e la doppia dedica dell’album (vittime della strada e la cara mamma di Davide, scomparsa poco prima della realizzazione dei brani) aiutano a comprenderne, almeno in parte, il motivo. E tutto rivive nel grandioso artwork/collage realizzato da Massimo Pasca.</p>
<p><strong>Feel…</strong> Il breve frammento d&#8217;apertura (in realtà, da leggere unitamente con il brano successivo) si apre con un dolce tocco di piano e un&#8217;eleganza a Le Orme, tutto affidato alle sapienti mani di Pastorino. <strong>The clutters storyteller</strong> può iniziare.</p>
<p>Un assolo di un&#8217;intensità <em>gilmouriana</em> ci accoglie in <strong>…My dream</strong>. È il canto dal caratteristico tocco etereo di Davide Moscato a guidarci successivamente, avvolto da morbidi giochi sonori (chitarre e piano in primis). Tanta poesia evocativa che ci riporta al punto di partenza, ad un nuovo soliloquio di chitarra, prima di riprendere il delicato percorso cantato. E poi ancora distorsioni, questa volta più massicce. Pochi attimi, poi il mondo d&#8217;incanto torna, con altra fisionomia, ma torna. In coda crescendo rock sinfonico e commiato suggestivo.</p>
<p>Un po&#8217; Jean Michel Jarre la partenza labirintica di <strong>Ballad of a creepy night</strong>. Poi un cammino deciso (ma non troppo) mette il brano sulla propria via, col bel &#8220;battibecco&#8221; tra voce e sax (quest’ultimo di Martin Grice). Tutto si intensifica col trascorrere dei secondi, sfociando nel caldo canto del padrone di casa e nei numerosi tasselli di &#8220;contorno&#8221;, con, ancora una volta, piano e chitarra in primo piano. Affascinante il nuovo &#8220;scontro verbale&#8221; tra voce e flauto, con picchi di intensità e soluzioni vellutate sempre interessanti, sino alla fine. E nelle parole di Davide Moscato prende forma una vicenda grottesca: una donna sale su un treno trascinando dietro sé una borsa piuttosto pesante. Un uomo osserva i suoi movimenti, studiando il momento giusto per rubare l’oggetto. Una volta riuscito ed aperta la borsa depredata, ecco la sorpresa: una testa mozzata…</p>
<p>Essenza The Cure per <strong>Slave of your shell</strong>. Interessanti i continui cambi chitarristici, mai esagerati, con il canto di Davide che s&#8217;incunea bene ovunque e quel ritmo sempre alto. L&#8217;inciso è ben calibrato e cattura sin dal primo ascolto. <em>[…] I will die for living, because death is life itself / When I will see the end / I already seen the beginning […]</em>.</p>
<p>Morbida <strong>Underground</strong> nei primi momenti (e con un pizzico di Queen). Poi tutto cresce, deflagra tra le note di Simone Amodeo, il quale si “muove” tra May e Mussida. E si avanza compatti, con un gran lavoro delle ritmiche (Tixi/Zuffanti) e vocale. Il momento di quiete posto a metà percorso, con la pennellata di chitarra, è sublime e affida il tutto alle dolci note del flauto, in un&#8217;atmosfera molto celestiale davvero intrigante. Il piano, a seguire, getta piombo sulla scena e tutto si fa psichedelico, terminando tra spire <em>crimsoniane</em> e poi <em>tulliane</em>. Gran brano che narra la vicenda di una persona sepolta viva: <em>I open my eyes and all I see / is the darkness around me / so I’m losing my last breath / now I try to move my arm / but I can not raise it up / so I realize I’m buried alive […]</em>.</p>
<p>E ancora più surreale il testo di <strong>The vortex</strong>, in cui un peschereccio alla deriva viene risucchiato da un vortice e trasportato in una terra sconosciuta in cui i marinai, circondati da ossa e resti umani, saranno costretti al cannibalismo. L&#8217;avvio del brano sembra (senza esserlo) un omaggio a “Maestro della voce&#8221; della PFM. Il prosieguo offre un bel carico di emozioni ed è ricco di cambi d&#8217;atmosfera, con un bel lavoro di basso alla Roger Waters, il solito canto centrato, trame notevoli (con il piano e le chitarre ben presenti) e interessanti interventi di flauto dal tocco <em>andersoniano</em>. E sul finire il sax di Grice lascia tutti senza fiato.</p>
<p><strong>False reality</strong>. Una dolcezza incredibile quella offerta dal canto di Davide, avviluppato strettamente dal piano di Pastorino e dal flauto di Grice, pura poesia che sgorga dalle mani (e dalla voce) dei tre. Da pelle d&#8217;oca.</p>
<p>Due persone, ritrovarsi nello stesso momento nello stesso posto… ma in due dimensioni diverse… Sentire le proprie voci senza potersi vedere o toccare. Questo il tema della breve <strong>In a different dimension</strong>, che scorre via nella sua essenza sinfonico/cinematografica, con il rarefatto canto stratificato di Moscato ad intersecare il tutto. Particolarità del brano è l’uso sperimentale della voce fatta da Davide. Infatti, una delle due voci è inspirata, canta “al contrario”, seguendo l’esempio del grande Demetrio Stratos nel brano “Criptomelodie infantili”.</p>
<p>Con piglio frizzante si materializza <strong>The man who&#8217;s sleeping</strong>, per aprirsi poi ottimamente e &#8220;cadere&#8221; in un&#8217;atmosfera incantata in cui il fiato di Martin Grice si lascia pienamente apprezzare. Questi alti e bassi proseguono senza sosta, con le pelli di Tixi ben in tiro e il sax di Grice che, quando chiamato in causa, giganteggia. E i momenti sinfonici sono sempre ben azzeccati ed evocativi. L&#8217;apparizione violenta del synth, infine, mette ulteriore carne al fuoco, lasciandoci poi nelle mani del brano conclusivo.</p>
<p><strong>The last time you called my name</strong>. Pastorino (al piano) e Moscato ci stringono le mani con guanti di velluto e ci accompagnano in un viaggio piacevole, soave, antitetico al testo (un uomo stanco delle brutture della vita che chiede a sua mamma di rientrare nel suo grembo e ricreare quel legame madre-figlio che può superare tutto). E anche quando le ritmiche entrano in campo, la sensazione non muta, grazie anche al perfetto lavoro del flauto. C&#8217;è anche spazio per il caldo assolo di Amodeo e, a seguire, il volo in picchiata di synth, con le pelli più “tese&#8221; a trascinare il tutto. In coda l’atmosfera si fa rarefatta. E la stretta di mano di scioglie tra onde cosmiche.</p>
<p>Un album contraddistinto da una natura magica. Da ascoltare e riascoltare.</p>
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		<title>Enten Hitti &#8211; Via Lattea</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ruggio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Jul 2022 14:11:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>ENTEN HITTI Via Lattea (2022) Lizard Records / Seahorse Recordings &#160; Il nuovo capitolo nella discografia dell’ensemble di ricerca musicale e performativa Enten Hitti si chiama Via Lattea. Ricerca, appunto. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="size-thumbnail wp-image-14683 alignleft" src="https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2022/07/Enten-Hitti-2022-Via-Lattea-OrizzontiProg-Donato-Ruggiero-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2022/07/Enten-Hitti-2022-Via-Lattea-OrizzontiProg-Donato-Ruggiero-300x300.jpg 300w, https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2022/07/Enten-Hitti-2022-Via-Lattea-OrizzontiProg-Donato-Ruggiero-120x120.jpg 120w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />ENTEN HITTI </strong></p>
<p><strong>Via Lattea (2022)</strong></p>
<p><strong>Lizard Records / Seahorse Recordings</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il nuovo capitolo nella discografia dell’ensemble di ricerca musicale e performativa <strong>Enten</strong> <strong>Hitti</strong> si chiama <strong>Via Lattea</strong>.</p>
<p>Ricerca, appunto. In questo specifico caso tutto parte dalla <em>ricerca sul “femminile” e dalla trasmissione matrilineare della vita</em> e lo fa attraverso i viaggi compiuti dai “padroni di casa” Pierangelo Pandisci (liuto saraceno, chitarra, steel drum, metallofoni, kalimba) e Gino Ape (piano, oboe, xilofono) nei territori in cui la <em>cultura del “sacro femminile” ha preso corpo oltre 4000 anni fa: Cipro, Creta, Turchia, Irlanda, Sud Africa, Indonesia…</em></p>
<p>E sono sempre le parole di presentazione dell’album a giungere in nostro “soccorso”, esplicative più di qualsiasi altra disamina che vada a “riarrangiare” meramente i concetti contenuti nelle stesse: <em>le suggestioni storiche, geografiche sono state liberamente reinterpretate e trasformate in brani musicali che, pur citando in alcuni casi precisi mondi musicali, vanno nella direzione di cogliere lo spirito del “femminile” nella sua universalità. […] Allo stesso tempo è un omaggio alla galassia di cui facciamo parte ed incarna la ricerca spirituale, sospesa fra terra e cielo, dell’ensemble</em>.</p>
<p>Questo spirito del “femminile” e quest’omaggio alla nostra galassia diventano evocative immagini sonore, ascese spirituali, viaggi interiori. I suoni degli <strong>Enten Hitti</strong> si rivelano intensi, mistici, onirici, mostrano senza veli un’essenza antica, ancestrale, non di rado appaiono minimali e ipnotici, la loro natura spazia (soprattutto) tra la world music e la musica meditativa/sperimentale. E poi ci sono le voci (con scelte sempre attinenti alla proposta), “strumenti” aggiuntivi che ci conducono ancor più in contatto con la divinità, lo spirito, l’“oltre”. Nel complesso è un qualcosa che si fa anche fatica a definire con semplici parole per la tanta forza che proviene da un luogo “profondo”, non semplice da individuare e raggiungere.</p>
<p>Per concretizzare tutto ciò, accanto a Pandisci e Ape, prende posto un gran numero di musicisti, parte già nella famiglia <strong>Enten Hitti</strong>, come Giampaolo Verga (violino), Jos Olivini (fisarmonica in <strong>Petra</strong>, sitar in <strong>That Careless Stream Flowing Inside Us</strong> e arrangiamenti di kalimba in <strong>Sacred Heart Lullaby</strong>), Afra Crudo (voce in <strong>Where Orion Fish Dream</strong>, <strong>Black Perseus</strong> e <strong>Sacred Heart Lullaby</strong>), Mari Celeste Criniti (voce in <strong>Petra</strong>, canto in aramaico antico in <strong>Love&#8217;s Consequences</strong> e voce narrante in <strong>Beyond the Saffron Colored Ways</strong>), Claudia Foglia (voce in <strong>The Swan Arm</strong>), e ospiti quali Stafano Mosari (contrabbasso e violoncello in <strong>Via Lattea</strong>), Gamelan Gong Cenik (ensemble di musica balinese con strumenti originali) diretto da Enrico Masseroli (in <strong>Via Lattea</strong>), Antonio Testa (percussioni in<strong> Black Perseus</strong>), Paola Tagliaferro (voce in <strong>Via Lattea</strong>, <strong>Compassion of a Star </strong>e <strong>What Clouds</strong> <strong>Know</strong>), Lorenzo Pierobon (canto armonico in <strong>The Compassion of a Star </strong>e<strong> Love&#8217;s Consequences</strong>), Claudio Milano (voce in <strong>Where Orion Fish Dream</strong> e <strong>The Compassion of a Star</strong>), Rita Colani (voce “fantasma” in <strong>The Compassion of a Star</strong>), Alio Die (sitar in <strong>Love&#8217;s Consequences</strong>), <a href="https://www.donatoruggiero.com/2020/02/10/camisasca-juri/">Juri Camisasca</a> (voce in <strong>That Careless Stream Flowing Inside Us</strong>), Julia Berger (voce in <strong>Beyond the Saffron Colored Ways</strong>), Vincenzo Zitello (viola, violoncello e contrabbasso in <strong>Black Perseus</strong>, <strong>The Compassion of a Star </strong>e<strong> Beyond the Saffron Colored Ways</strong>), Giulia Ermirio (viola in <strong>What Clouds Know</strong>) e Jenni Sorrenti (voce in <strong>Alma De Niqua</strong>).</p>
<p>Non da ultimo va sottolineata l’idea calzante e spiazzante allo stesso tempo dell’<em>artwork </em>creato da Matteo Guarnaccia e Matteo Anelli.</p>
<p>Un caldo abbraccio ipnotico quello che ci accoglie in <strong>Via Lattea</strong>, il brano che dà il nome all’album (e lo apre), e che sublima nei vocalizzi di Paola Tagliaferro. Quanto segue, tenuto fermo lo spirito principale, e nonostante il finale inquieto, vive di qualche variazione sonora senza mai perdere di brillantezza, con il seducente tracciato offerto dall’ensemble di musica balinese Gamelan Gong Cenik diretto da Enrico Masseroli, arricchito dai tocchi di Pandiscia, Ape e Nosari.</p>
<p>Tra avanguardia, world music e sperimentazione si muove <strong>The Swan Arm</strong>, con quel tocco <a href="https://www.donatoruggiero.com/2020/03/28/opus-avantra/">Opus Avantra</a> che non dispiace affatto. Tutt&#8217;altro. L&#8217;ordito di percussioni, corde e canto permea nelle membra ed eleva con la sua carica mistica.</p>
<p>L’atmosfera diluita, quasi cosmica, che apre <strong>Where Orion Fish Dream</strong> ben si lega con l&#8217;antitetico, a prima vista, canto etnico di Afra Crudo (ma compare anche Claudio Milano): un mantra magnetico che sfocia poi in soluzioni un po&#8217; <em>battiatiane</em> (fase sperimentale). E il brano prosegue su tali note sino alla fine, scavando sempre più a fondo nel nostro animo, toccando anche lande alla Raul Lovisoni &amp; Francesco Messina di “<a href="https://www.donatoruggiero.com/2020/03/23/lovisoni-raul-e-messina-francesco-prati-bagnati-del-monte-analogo/">Prati Bagnati del Monte Analogo</a>”.</p>
<p>Le corde lievemente pizzicate di <strong>Black Perseus</strong> ci riportano, per qualche momento, &#8220;a terra&#8221;, ma i suoni nelle retrovie, centellinati, reclamano l&#8217;elevazione del nostro spirito. Ed ecco che allora, appena entra in scena il nuovo affresco canoro di Afra Crudo, anche lo strumento iniziale si &#8220;adatta&#8221; al clima e tutto trascende, con il lavoro di archi (di Vincenzo Zitello) e percussioni (di Antonio Testa) davvero intenso e preciso.</p>
<p><strong>Petra</strong> prende corpo tra i vellutati suoni di chitarra di Pandiscia, con una sensazione di fondo che sembrerebbe richiamare il brano precedente ma che invece, sin da subito, appare diversa, più delicata e carezzevole. E quanto segue conferma il tutto con i lievi tocchi vocali di Mari Celeste Criniti, un po&#8217; alla Alice, avviluppati morbidamente, tra gli altri, dagli archi e dalla fisarmonica. Pura poesia. <em>Mani strette / Corpi silenti / Tempo / Ricordi / Distanze d’eterno / Vai / Dove sei / Come chi cerca la terra in cielo / Quando la vita non ha più nel cuore / Vai / Dove sei / Un jour Ce jour / Anima che resti qui / Anima che te ne vai / Anima</em> (testo ispirato al poema “That day”).</p>
<p>Soffice e profondo l&#8217;avvio di <strong>The Compassion of a Star</strong>, con un bell’intreccio di piano e violino, e quella sensazione di pace interiore che ne scaturisce. Un fluido che avanza lento sulla superficie spinto da una forza invisibile ma potente. E quando entrano in campo anche le voci di Lorenzo Pierobon, Rita Colani e Claudio Milano tutto si completa.</p>
<p>Con piglio orientalizzante e indole mistico-psichedelica, grazie soprattutto al sitar di Alio Die, ecco apparire <strong>Love&#8217;s Consequences</strong>. E quando compare anche il canto in aramaico antico di Mari Celeste Criniti, arcano, quasi gregoriano, l&#8217;atmosfera si fa solenne.</p>
<p>Completamente ispirata alla world music <strong>Sacred Heart Lullaby</strong>, con i suoni vivaci ma delicati di Pandiscia e Ape e il canto di Afro Crudo dall&#8217;essenza tribale (non a caso, questo brano e i precedenti <strong>Where Orion Fish Dream</strong> e <strong>Black Perseus</strong>, sono liberamente ispirati a musica rituale e iniziatica africana).</p>
<p><strong>That Careless Stream Flowing Inside Us</strong> si sviluppa attraverso il canto etereo di <a href="https://www.donatoruggiero.com/2020/02/10/camisasca-juri/">Juri Camisasca</a> e i piccoli tasselli sonori creati da Pandiscia, Ape, Verga e Olivini (suo il sitar) costruendo un flusso &#8220;superiore&#8221;, un po&#8217;, appunto, alla Camisasca, che permea le membra, eleva. E stupisce per la sua classe.</p>
<p><strong>What Clouds Know</strong>. Tra le tante chiavi utilizzate dagli <strong>Enten Hitti</strong> per mostrare la propria sensibilità e la propria interiorità, tra le tante vie messe in campo per elevare l&#8217;ascoltatore, eccone un&#8217;altra (o eccola tornare in modo più evidente): il piano. Il tocco di Ape è delicato, fatato, il suo cammino soffice ma intenso, e l&#8217;aiuto prestato dalla viola di Giulia Ermirio lo fa diventare sublime.</p>
<p>Un po&#8217; tesa, ma di una profondità sempre ineccepibile, l&#8217;avvio di <strong>Beyond the Saffron Colored Ways</strong>. Gli archi, e poi soprattutto il piano, stemperano il tutto portando il brano a livelli di dolcezza suprema, con Mari Celeste Criniti che recita in inglese un testo ispirato al poema “Ecstasy of Love” di Hamda Khamis, tratto da una raccolta di poesie femminili arabe. L&#8217;atmosfera che ne scaturisce racchiude (grazie anche al tocco di Zitello e alla voce angelica di Julia Berger) un senso “oltre” tipico di alcune produzioni di Battiato. Altro momento da incorniciare per la sua bellezza.</p>
<p>Si chiude con <strong>Alma De Niqua</strong> e la sua accoglienza tipica alla Jenny Sorrenti (e, non a caso, è sua la voce), mentre la sensazione forte è quella, ancora una volta, di ritrovarsi piacevolmente tra le pieghe di un Battiato, questa volta sperimentale/spirituale e un Camisasca. Ciò che segue è una lunga &#8220;carezza cosmica&#8221;, un soffice commiato per un album da ascoltare ad occhi chiusi.</p>
<p>Non abbiate paura di farvi &#8220;rapire spiritualmente&#8221; dagli <strong>Enten Hitti</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.donatoruggiero.com/2022/07/23/enten-hitti-via-lattea/">Enten Hitti &#8211; Via Lattea</a> proviene da <a href="https://www.donatoruggiero.com">Donato Ruggiero</a>.</p>
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		<title>Sintesi del Viaggio di Es &#8211; Gli alberi di Stavropol</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ruggio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 May 2022 12:57:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>SINTESI DEL VIAGGIO DI ES Gli alberi di Stavropol (2022) Lizard Records &#160; Stavropol, una città russa nel Caucaso del nord, ai piedi del monte Elbrus. Una città verde con [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.donatoruggiero.com/2022/05/20/sintesi-del-viaggio-di-es-gli-alberi-di-stavropol/">Sintesi del Viaggio di Es &#8211; Gli alberi di Stavropol</a> proviene da <a href="https://www.donatoruggiero.com">Donato Ruggiero</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="size-thumbnail wp-image-14633 alignleft" src="https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2022/05/Sintesi-del-viaggio-di-es-2022-gli-alberi-di-stavropol-OrizzontiProg-Donato-Ruggiero-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2022/05/Sintesi-del-viaggio-di-es-2022-gli-alberi-di-stavropol-OrizzontiProg-Donato-Ruggiero-300x300.jpg 300w, https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2022/05/Sintesi-del-viaggio-di-es-2022-gli-alberi-di-stavropol-OrizzontiProg-Donato-Ruggiero-500x500.jpg 500w, https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2022/05/Sintesi-del-viaggio-di-es-2022-gli-alberi-di-stavropol-OrizzontiProg-Donato-Ruggiero-120x120.jpg 120w, https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2022/05/Sintesi-del-viaggio-di-es-2022-gli-alberi-di-stavropol-OrizzontiProg-Donato-Ruggiero.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />SINTESI DEL VIAGGIO DI ES</strong></p>
<p><strong>Gli alberi di Stavropol (2022)</strong></p>
<p><strong>Lizard Records</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Stavropol, una città russa nel Caucaso del nord, ai piedi del monte Elbrus. Una città verde con molti alberi, una città con molto vento. Di notte il vento muove gli alberi e gli alberi sussurrano fra di loro, parlano, commentano le cose del mondo e il fantastico ed il reale si fondono. Li sento dalla mia stanza sulla Moskovskaja, e percepisco le loro voci scorrere verso la Dobroljubova ma ancora non capisco. Cosa stanno preparando?</em></p>
<p>A cinque anni distanza dall’esordio “Il sole alle spalle”, i <strong>Sintesi del Viaggio di Es</strong> tornano prepotentemente con un nuovo album: <strong>Gli alberi di Stavropol</strong>.</p>
<p>Con una consolidata formazione a sei che vede sempre Nicola Alberghini (batteria), Marco Giovannini (voce, cori), Eleonora Montenegro (flauto, cori), Sauro Musi (chitarra elettrica, acustica e classica), Maurizio Pezzoli (tastiere) e Valerio Roda (basso, fretless, pianoforte in <strong>Adria</strong>), e con gli ospiti <a href="https://www.donatoruggiero.com/2020/09/19/rubin-barbara/">Barbara Rubin</a> (violino in <strong>Adria</strong>) e Maria Grazia Ponziani (organetto diatonico in <strong>Grazie per gli anni e per i giorni</strong>), i <strong>Sintesi del Viaggio di Es</strong>, ispirati dagli “abitanti verdi” della città russa, concretizzano un lavoro che fa dell’eleganza il suo punto forte.</p>
<p><strong>Gli alberi di Stavropol</strong> mostra una delicatezza e un’intensità spesso spiazzanti, un equilibrio nei suoni sorprendente, dei testi dallo stile immaginifico carichi di poesia e di inquietudine, un’essenza cantautoriale che non guasta affatto, nessuna volontà di eccedere, con la fotografia della copertina realizzata da Andrej Loginov che si incastra perfettamente nel solco dell’album. E i richiami ai Sithonia, nel DNA di Valerio Roda, Marco Giovannini e Sauro Musi (quest’ultimo presente nell’album “Hotel Brun”), di certo non mancano. Ed è un bene.</p>
<p><em>Foglie d’autunno cadono lente / ogni ricordo appeso ad un ramo, / destini estivi che non s’incrociano mai / belle parole disperse nel vento. […]</em>. Vellutato prende il via <strong>Gli alberi di Stavropol</strong>. È la calda voce di Giovannini a condurci tra le note soavi di <strong>Come le foglie (Parte 1)</strong>, una poetica a tratti struggente, con il tocco incantato del flauto davvero notevole e l&#8217;ordito morbido di ritmiche, piano, chitarra e basso a completare il piacevole quadro. Montenegro e Musi riescono anche ritagliare degli spazi per “mostrarsi” ancor più nitidamente.</p>
<p>Con garbo ecco apparire la <em>title track</em> <strong>Gli alberi di Stavropol</strong>. L&#8217;intreccio di flauto e corde è sublime e prosegue con la stessa intensità interpretativa anche quando Giovannini si sostituisce allo strumento di Eleonora. E quando la voce s&#8217;indurisce, ben sorretta dai colpi delle pelli di Alberghini, il brano vira verso sonorità molto rock (è un pizzico di PFM recenti). Interessante l&#8217;assolo di Musi, che poi si avvinghia stretto al flauto in un bel gioco a due, prima di riprendere il soffice tracciato iniziale, arricchito dai suoni elettronici di Pezzoli. Gran coda. E, nelle retrovie, Roda non fa mai mancare il suo supporto. <em>[…] Le ombre proiettano / nella mia stanza / le voci degli alberi. / in un momento soltanto / capisco i discorsi, / capisco le ombre. / Ed il vento va / porta tutto con sé […]</em>.</p>
<p>Carica rock ed essenza sinfonica/neo-prog per l&#8217;accoglienza di <strong>Regina in lacrime</strong>. Ancora una volta il canto di Giovannini emana calore e coinvolge, prima che il tocco tribale di Alberghini lanci l&#8217;assolo ruvido di Musi, con tanto di sostegno massiccio offerto da Roda. E le variazioni, sempre dinamiche, si susseguono senza sosta, sino a consegnare il tutto all’intervento soave del flauto il quale, grazie anche alle tastiere, dona un&#8217;anima più tenera e sognante al brano. E anche il piano, poco oltre, dice la sua in tal senso, stendendo, infine, il tappeto per una coda da pelle d&#8217;oca.</p>
<p>Tanta aggressività nella prima parte di <strong>L&#8217;età d&#8217;oro</strong>, con la coppia ritmica che imprime un ritmo elevato, ottimamente raccolto dalle distorsioni di Musi e dal canto ben plasmato di Giovannini. Ed è un percorso &#8220;grezzo&#8221;, diverso da quanto ascoltato sinora, che giunge a &#8220;purificarsi&#8221; leggermente a metà percorso, con il bel battibecco tra chitarra e flauto, mentre la sessione ritmica continua la sua marcia nelle retrovie sino alla conclusione. <em>[…] E io spesso mi chiedo / dove sono quei sogni? / Persi, fuori di noi. / Sciolti, nella realtà. / Svaniti con il tempo. / Oppure vivi, dentro di noi? […]</em>.</p>
<p><strong>Adria</strong>. Commovente l&#8217;intreccio creato da piano, violino e, successivamente, chitarra. Le corde dell’ospite <a href="https://www.donatoruggiero.com/2020/09/19/rubin-barbara/">Barbara Rubin</a>, il suo estro e la sua grazia, volano su tutto e tutti, in una prova davvero toccante e sublime. Una garanzia. Un episodio breve ma denso e intenso.</p>
<p>Si riprende immediatamente il cammino “cantato” con <strong>Una nuova passeggiata</strong>, con un gran bel dialogo tra la voce e l&#8217;elemento musicale ben costruito, adagiato su un ritmo lento ma ben caratterizzato da Alberghini e Roda, con ottimi interventi di flauto e chitarra, con quest&#8217;ultima che si impadronisce della scena poco oltre con un interessante assolo, sorretto ottimamente dal cambio di passo delle ritmiche. E i <strong>Sintesi del Viaggio di Es</strong> si divertono a giocare con i cambi d&#8217;atmosfera, sempre ben congegnati e pluristratificati, da cui emerge pienamente l&#8217;elemento progressivo, di gran classe. Da sottolineare anche la grande prova delle tastiere: pianoforte o synth che sia, l&#8217;apporto è sempre di alti livelli.</p>
<p>Una carezza l&#8217;avvio di<strong> Come le foglie (Parte 2) </strong>che riprende, appunto, il brano iniziale, prima che il tutto si vivacizzi grazie al bel solo di chitarra, con le ritmiche ben disposte a seguirlo e le tastiere a completare brillantemente il quadro. E tutto è funzionale nel lanciare il breve segmento cantato di Giovannini.</p>
<p>Avvio “sgarbato”, a tratti si potrebbe definire <em>grunge</em>, per <strong>Strade di fango</strong>. Poi tutto inizia a prendere una fisionomia <em>sentieristica</em> grazie al nuovo caldo intervento vocale di Giovannini, anche se nelle retrovie le corde di Musi e Roda e le pelli di Alberghini proseguono idealmente il tragitto tracciato inizialmente. E nei suoni ruvidi delle chitarre vivono diversi stati d&#8217;animo, dalla rabbia alla tenerezza, con una spruzzata di Iron Maiden negli assoli. <em>[…] Poco tempo rimasto / senza forze ormai / La pioggia comincia a cadere / forse l’ultima spiaggia. / Vita passata a sognare, / vita passata a sbagliare. / Vive illusioni nel cuore, / morte nella realtà […]</em>.</p>
<p>La natura avviluppante dei tappeti eterei che ci accoglie in <strong>Grazie per gli anni e per i giorni</strong>, la seconda traccia strumentale dell’album, ben si fonde con il tocco mediterraneo delle corde di Musi. Il brano avanza lambendo territori cosmici, per poi guadagnare anche un’essenza <em>floydiana</em>. E come se non bastasse, in questo piccolo viaggio che è il penultimo brano di<strong> Gli alberi di Stavropol</strong>, c&#8217;è tempo anche per un momento folkloristico grazie all’organetto diatonico dell’ospite Maria Grazia Ponziani.</p>
<p>Si chiude con la lunga <strong>Il Viaggio di Es</strong> e la sua grazia, la sua compostezza iniziale. Molto intenso il cammino del flauto di Eleonora Montenegro, con la voce che regala, ancora una volta, una prova maiuscola, così come la chitarra di Musi. È un lungo flusso magnetico, a tratti drammatico, quello che segue, con sprazzi alla <a href="https://www.donatoruggiero.com/2020/04/01/roz-vitalis/">Roz Vitalis</a>. Senza mai &#8220;strafare&#8221;, senza mai lanciarsi in barocchismi fini a se stessi, i <strong>Sintesi del Viaggio di Es</strong> ricamano un tessuto prezioso e policromo, sino a deflagrare selvaggiamente per pochi istanti. E poi riprendono il cammino con una miscela ben calibrata di dolcezza e rabbia, lasciando pendere la bilancia, in seguito, verso il secondo aspetto (con voce, ritmiche e distorsioni sugli scudi), con un tocco alla C.S.I. Il flauto, in seguito, prova a riportare la calma, ma nelle retrovie il fuoco non si estingue e i tasti <em>battiatiani</em> di Pezzoli aggiungono una nuova scintilla al tutto. Gran momento. Ma il brano è lungo, come si diceva in apertura, e arriva anche il momento per il piano di dire la sua, ma l&#8217;indole degli ultimi minuti torna a galla ben presto e ci accompagna sino alla conclusione. La conclusione da applausi di un album da applausi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>ENGLISH VERSION</em></p>
<p><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="size-thumbnail wp-image-14633 alignleft" src="https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2022/05/Sintesi-del-viaggio-di-es-2022-gli-alberi-di-stavropol-OrizzontiProg-Donato-Ruggiero-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2022/05/Sintesi-del-viaggio-di-es-2022-gli-alberi-di-stavropol-OrizzontiProg-Donato-Ruggiero-300x300.jpg 300w, https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2022/05/Sintesi-del-viaggio-di-es-2022-gli-alberi-di-stavropol-OrizzontiProg-Donato-Ruggiero-500x500.jpg 500w, https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2022/05/Sintesi-del-viaggio-di-es-2022-gli-alberi-di-stavropol-OrizzontiProg-Donato-Ruggiero-120x120.jpg 120w, https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2022/05/Sintesi-del-viaggio-di-es-2022-gli-alberi-di-stavropol-OrizzontiProg-Donato-Ruggiero.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />SINTESI DEL VIAGGIO DI ES</strong></p>
<p><strong>Gli alberi di Stavropol (2022)</strong></p>
<p><strong>Lizard Records</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Stavropol, a Russian city in the North Caucasus at the foot of Mount Elbrus. A green city with many trees, a city with a lot of wind. At night the wind moves the trees and the trees whisper to each other, talk, comment on the things of the world and the fantastic and the real merge. I hear them from my room on Moskovskaya, and I hear their voices flowing towards Dobroljubova but I still don’t understand. What are they preparing?</em></p>
<p>Five years after their debut album &#8220;Il sole alle spalle&#8221;, <strong>Sintesi del Viaggio di Es</strong> are back with a new album: <strong>Gli alberi di Stavropol</strong>.</p>
<p>With a consolidated six-piece line-up that still includes Nicola Alberghini (drums), Marco Giovannini (vocals, backing vocals), Eleonora Montenegro (flute, backing vocals), Sauro Musi (electric, acoustic and classical guitar), Maurizio Pezzoli (keyboards) and Valerio Roda (bass, fretless, piano in Adria), and with guests Barbara Rubin (violin in <strong>Adria</strong>) and Maria Grazia Ponziani (diatonic accordion in <strong>Grazie per gli anni e per i giorni</strong>), the Sintesi del Viaggio di Es, inspired by the &#8216;green inhabitants&#8217; of the Russian city, realise a work that makes elegance its strong point.</p>
<p><strong>Gli alberi di Stavropol</strong> shows an often surprising delicacy and intensity, a stunning balance of sounds, lyrics with an imaginative style full of poetry and restlessness, a songwriting essence that does not hurt at all, no desire to overdo it, with the cover photograph by Andrej Loginov that fits perfectly into the groove of the album. And the references to Sithonia, in the DNA of Valerio Roda, Marco Giovannini and Sauro Musi (the latter featured on the album &#8216;Hotel Brun&#8217;), are certainly not lacking. And that is a good thing.</p>
<p><em>Foglie d’autunno cadono lente / ogni ricordo appeso ad un ramo, / destini estivi che non s’incrociano mai / belle parole disperse nel vento. </em><em>[…]</em>. Velvety begins <strong>Gli alberi di Stavropol</strong>. It’s Giovannini&#8217;s warm voice that leads us through the dulcet notes of <strong>Come le foglie (Parte 1)</strong>, a poetic at times poignant, with the enchanted touch of the flute truly remarkable and the soft warp of rhythmics, piano, guitar and bass completing the pleasant picture. Montenegro and Musi also manage to carve out spaces to “show themselves” even more clearly.</p>
<p>With grace here appears the title track <strong>Gli alberi di Stavropol</strong>. The intertwining of flute and strings is sublime and continues with the same interpretative intensity even when Giovannini takes over Eleonora&#8217;s instrument. And when the voice hardens, well supported by the strokes of Alberghini&#8217;s skins, the song veers towards very rock sonorities (there is a hint of recent PFM). Musi&#8217;s solo is interesting and he then clings tightly to the flute in a beautiful duet, before resuming the soft opening track, enriched by Pezzoli&#8217;s electronic sounds. Great coda. And, in the background, Roda never fails to provide support. <em>[…] Le ombre proiettano / nella mia stanza / le voci degli alberi. / in un momento soltanto / capisco i discorsi, / capisco le ombre. / Ed il vento va / porta tutto con sé […]</em>.</p>
<p>Rock energy and symphonic/neo-prog essence for <strong>Regina in lacrime</strong> introduction. Once again Giovannini&#8217;s singing exudes warmth and involvement, before Alberghini&#8217;s tribal touch launches Musi&#8217;s rough solo, with massive support offered by Roda. And the variations, always dynamic, follow one another relentlessly, until the whole is handed over to the suave intervention of the flute, which, thanks also to the keyboards, gives a more tender and dreamy soul to the song. And even the piano, a little further on, has its say in this respect, finally laying the carpet for a goose-bump ending.</p>
<p>Lots of aggression in the first part of <strong>L&#8217;età d&#8217;oro</strong>, with the rhythmic duo imparting a high rhythm, excellently picked up by Musi&#8217;s distortions and Giovannini&#8217;s well-shaped singing. And it&#8217;s a &#8220;rough&#8221; path, different from what we&#8217;ve heard so far, which comes to &#8220;purify&#8221; itself slightly in the middle, with the fine bickering between guitar and flute, while the rhythmic session continues its march in the background until the conclusion. <em>[…] E io spesso mi chiedo / dove sono quei sogni? / Persi, fuori di noi. / Sciolti, nella realtà. / Svaniti con il tempo. / Oppure vivi, dentro di noi? […]</em>.</p>
<p><strong>Adria</strong>. The interweaving created by piano, violin and, later, guitar is touching. Guest Barbara Rubin&#8217;s strings, her flair and grace, fly over everything and everyone, in a truly touching and sublime performance. A guarantee. A short but dense and intense episode.</p>
<p>The &#8220;sung&#8221; journey is immediately resumed with <strong>Una nuova passeggiata</strong>, with a great dialogue between the voice and the well-constructed musical element, set to a slow but well-characterised rhythm by Alberghini and Roda, with excellent interventions by the flute and guitar, with the latter taking over the scene a little further on with an interesting solo, excellently supported by the change of pace of the rhythms. And <strong>Sintesi del Viaggio di Es</strong> enjoy playing with atmospheric changes, always well thought-out and multi-layered, from which the progressive element emerges fully, with great class. Also worthy of note is the great keyboard performance: whether piano or synth, the contribution is always of a high standard.</p>
<p>A caress is the opening of <strong>Come le foglie (Parte 2)</strong>, which picks up on the opening track, before the whole thing livens up thanks to the beautiful guitar solo, with the rhythmic patterns well placed to follow it and the keyboards brilliantly completing the picture. And everything is functional in launching Giovannini&#8217;s short sung segment.</p>
<p>&#8220;Rude&#8221; start, we may call it grunge at times, for <strong>Strade di fango</strong>. Then everything begins to take on a Sintesi-like physiognomy thanks to Giovannini&#8217;s new warm vocal intervention, even if in the background Musi and Roda&#8217;s strings and Alberghini&#8217;s skins ideally continue the path initially traced. And in the rough sounds of the guitars live different moods, from anger to tenderness, with a sprinkling of Iron Maiden in the solos. <em>[…] Poco tempo rimasto / senza forze ormai / La pioggia comincia a cadere / forse l’ultima spiaggia. / Vita passata a sognare, / vita passata a sbagliare. / Vive illusioni nel cuore, / morte nella realtà […]</em>.</p>
<p>The enveloping nature of the ethereal carpets that greets us in <strong>Grazie per gli anni e per i giorni</strong>, the album&#8217;s second instrumental track, blends well with the Mediterranean touch of Musi&#8217;s strings. The track progresses by lapping cosmic territories, before also gaining a <em>Floydian</em> essence. And as if that were not enough, in this little journey that is the penultimate track on <strong>Gli alberi di Stavropol</strong>, there is also time for a folkloric moment thanks to the diatonic accordion of guest Maria Grazia Ponziani.</p>
<p>The album closes with the long <strong>Il Viaggio di Es</strong> and its graceful, initial composure. Eleonora Montenegro&#8217;s flute playing is very intense, with the voice giving, once again, a masterful performance, as does Musi&#8217;s guitar. It is a long magnetic flow, at times dramatic, that follows, with flashes of Roz Vitalis. Without ever &#8220;overdoing it&#8221;, without ever launching into baroquesque ends in themselves, the <strong>Sintesi del Viaggio di Es</strong>&#8216; journey embroider a precious, polychrome fabric, until it explodes wildly for a few moments. And then they get back on track with a well-calibrated mixture of sweetness and rage, letting the scales tip towards the second aspect (with vocals, rhythms and distortions on the shields), with a C.S.I. touch. The flute then tries to restore calm, but in the background the fire does not die out and Pezzoli&#8217;s Battiatian keys add a new spark to the whole. Great moment. But the song is long, as mentioned at the beginning, and the time also comes for the piano to have its say, but the character of the last few minutes soon returns and accompanies us to the conclusion. The applause conclusion to an album to be applauded.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.donatoruggiero.com/2022/05/20/sintesi-del-viaggio-di-es-gli-alberi-di-stavropol/">Sintesi del Viaggio di Es &#8211; Gli alberi di Stavropol</a> proviene da <a href="https://www.donatoruggiero.com">Donato Ruggiero</a>.</p>
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		<title>Electric Mud &#8211; The Inner World Outside</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ruggio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2022 12:36:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>ELECTRIC MUD The Inner World Outside (2022) Timezone Records &#160; Senza fine la vena creativa degli Electric Mud. Ecco, dunque, tornare con un nuovo album, a soli due anni da [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.donatoruggiero.com/2022/04/01/electric-mud-the-inner-world-outside/">Electric Mud &#8211; The Inner World Outside</a> proviene da <a href="https://www.donatoruggiero.com">Donato Ruggiero</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="size-thumbnail wp-image-14597 alignleft" src="https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2020/09/Electric-Mud-2022-The-Inner-World-Outside-OrizzontiProg-Donato-Ruggiero-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2020/09/Electric-Mud-2022-The-Inner-World-Outside-OrizzontiProg-Donato-Ruggiero-300x300.jpg 300w, https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2020/09/Electric-Mud-2022-The-Inner-World-Outside-OrizzontiProg-Donato-Ruggiero-500x500.jpg 500w, https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2020/09/Electric-Mud-2022-The-Inner-World-Outside-OrizzontiProg-Donato-Ruggiero-120x120.jpg 120w, https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2020/09/Electric-Mud-2022-The-Inner-World-Outside-OrizzontiProg-Donato-Ruggiero.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />ELECTRIC MUD</strong></p>
<p><strong>The Inner World Outside (2022)</strong></p>
<p><strong>Timezone Records</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Senza fine la vena creativa degli <a href="https://www.donatoruggiero.com/2020/09/30/electric-mud/"><strong>Electric Mud</strong></a>. Ecco, dunque, tornare con un nuovo album, a soli due anni da “<a href="https://www.donatoruggiero.com/2020/10/31/electric-mud-quiet-days-on-earth/">Quiet Days on Earth</a>”, il progetto Cinematic Prog Art tedesco creato dal bassista Hagen Bretschneider: <strong>The Inner World Outside</strong>.</p>
<p>In questa occasione, accanto al “padrone di casa”, troviamo ancora il “fido” Nico Walser (compositore, chitarra, sintetizzatori, campionamenti) e i nuovi collaboratori Timo “Timook” Aspelmeier (compositore, rhodes, hammond, sintetizzatori, piano, batteria, rumori), David Marlow (compositore, piano, percussioni, sintetizzatori) e Judith Retzlik (violino, viola, violoncello, voce).</p>
<p>Essenza cinematografica, elementi sinfonici, sperimentazione elettronica, momenti onirici e paesaggi incantati, <em>textures</em> chiaroscurali, tutto affiancato da frangenti classici in cui archi e piano lasciano sognare ad occhi aperti. Punto di forza, ancora una volta, la qualità della proposta, delle composizioni e dei suoni. E, rispetto a quanto offerto con “<a href="https://www.donatoruggiero.com/2020/10/31/electric-mud-quiet-days-on-earth/">Quiet Days on Earth</a>”, il progetto, grazie anche alla formazione ampliata, dona qualcosa in più, allarga i propri orizzonti sapientemente e coraggiosamente.</p>
<p>Affascinante l’artwork di Andrea Weiß, nella sua quiete di un paesaggio che sembra immobile (anche se il fumo che fuoriesce da quella ciminiera sulla destra ci suggerisce tutt’altro).</p>
<p>Arriva da molto lontano <strong>Exploring the great wide nothing</strong>, impalpabile, vacua. Gli <a href="https://www.donatoruggiero.com/2020/09/30/electric-mud/"><strong>Electric Mud</strong></a> non hanno fretta di mettere sul tavolo tutte le proprie carte e decidono per un gioco d&#8217;attesa, anche se con un crescendo solenne. Solo verso la fine le corde di Judith Retzlik mettono &#8220;il naso fuori dalla porta&#8221;, sofficemente.</p>
<p>Scrosci di pioggia bagnano le nostre vesti nelle prime battute di <strong>T</strong><strong>he fear within</strong>. Poi ci pensano le calde tastiere di Walser e Aspelmeier ad asciugarci con il loro abbraccio vellutato. E quando i tasti di incontrano il flauto tutto si fa poetico. Ed è sempre Walser a &#8220;tirare&#8221; il brano, anche quando lo stesso lambisce territori jazz. A seguire tutto si apre sinfonicamente, epicamente, con toni scuri che vengono trattenuti e sviluppati poco oltre, meno enfatici ma non per questo meno funzionali.</p>
<p>&#8220;Regale&#8221; l&#8217;avvio di <strong>Around the mind in 80 lies</strong>, prima che le ritmiche inizino il loro &#8220;saltello&#8221; vivace (molto ben presente il basso di Bretschneider), arricchito di tasselli tesi. Tutto lascia presagire una deflagrazione e, invece, gli<strong> <a href="https://www.donatoruggiero.com/2020/09/30/electric-mud/">Electric Mud</a> </strong>fanno una “inversione a U” affidando il tutto alle corde folkeggianti di Walser. Suggestivo. A seguire brevi lampi di follia, con tanto di voci sussurrate, e poi la ripresa di un cammino in punta di piedi che sfocia in un momento rock, con tanto di assolo infuocato.</p>
<p>Opprimente, funerea, quasi <em>jaculiana</em>, emerge <strong>Those who leave the world behind</strong>. Un gorgo nerissimo che repentinamente svolta di netto, tramutandosi in allegra ballata medievale. E quando l&#8217;organo &#8220;fa il verso&#8221; alla melodia, tutto si fa ancor più affascinante, prima di avanzare spediti con guizzi che lambiscono anche territori PFM.</p>
<p>Struttura piuttosto particolare, quasi priva di una forma ben definita, quella di <strong>Guardians of the weather machine</strong>. Dall&#8217;avvio, in cui corde ed elettronica avanzano ponendo strati di tensione su altri strati di tensione, ai momenti che si muovono tra Nine Inch Nails e Prince, sino alla &#8220;caduta&#8221; drammatica tra le note degli archi di Judith Retzlik, tutto è ben costruito e si lascia vivere piacevolmente.</p>
<p>Soffice, carezzevole il piano di Marlow che ci dà il benvenuto in <strong>Silent stranger suite</strong>. Anche quando entrano in scena i sintetizzatori e gli archi, il senso di pace interiore non muta minimamente. E quando tutto viene lasciato nelle mani delle corde mediterranee della chitarra, l&#8217;atmosfera si fa ancora più delicata e poetica. Ormai sei tra le sue braccia, cullato maternamente, quando uno schiaffo d&#8217;organo giunge a tirarti giù con forza. Quanto segue è un parziale ritorno alle sensazioni iniziali, un po&#8217; più ricche e più tese, a tratti ipnotiche, con l&#8217;arco della Retzlik, in alcuni momenti dal tocco alla Giusto Pio, sublime nel suo intervento.</p>
<p>Un tocco esotico e misterioso caratterizza le prime battute di <strong>Sérotonine</strong>. Poi tutto si fa flebile, leggero, a tratti <em>new age</em>. E con l&#8217;ingresso dell’arco, ben cinto dall’elettronica, l&#8217;episodio si riveste di una poesia struggente, leggermente <a href="https://www.donatoruggiero.com/2020/04/01/roz-vitalis/">Roz Vitalis</a>, prima di chiudere sinfonicamente. Senza dubbio uno dei momenti più intensi dell&#8217;album.</p>
<p>Suspense e tensione crescenti nelle note del piano che ci introducono in <strong>Descent into the forsaken valley</strong>. E anche quando entrano in scena l&#8217;elettronica e le corde, compattamente, tutto acquista una nuova fisionomia ma senza cedere sul fronte dello stato d&#8217;animo. E, improvvisamente, dopo aver dato un piccolo saggio jazz, il piano di Walser lascia il campo a dei tasti <em>sixties</em> e acidi. Ma tornerà ben presto a reimpossessarsi della scena, con classe.</p>
<p><strong>Moving on</strong>. Il commiato è dolce, malinconico, e sgorga dalle dita di Marlow, poggiate delicatamente sul piano.</p>
<p>Si chiude così una nuova prova notevole del progetto teutonico. Una garanzia.</p>
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<p><em>ENGLISH VERSION</em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-14597 size-thumbnail" src="https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2020/09/Electric-Mud-2022-The-Inner-World-Outside-OrizzontiProg-Donato-Ruggiero-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2020/09/Electric-Mud-2022-The-Inner-World-Outside-OrizzontiProg-Donato-Ruggiero-300x300.jpg 300w, https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2020/09/Electric-Mud-2022-The-Inner-World-Outside-OrizzontiProg-Donato-Ruggiero-500x500.jpg 500w, https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2020/09/Electric-Mud-2022-The-Inner-World-Outside-OrizzontiProg-Donato-Ruggiero-120x120.jpg 120w, https://www.donatoruggiero.com/wp-content/uploads/2020/09/Electric-Mud-2022-The-Inner-World-Outside-OrizzontiProg-Donato-Ruggiero.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p><strong>ELECTRIC MUD</strong></p>
<p><strong>The Inner World Outside (2022)</strong></p>
<p><strong>Timezone Records</strong></p>
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<p><strong>Electric Mud</strong>&#8216;s creative vein is endless. Here, then, comes back with a new album, just two years after &#8220;Quiet Days on Earth&#8221;, the German Cinematic Prog Art project created by bassist Hagen Bretschneider: <strong>The Inner World Outside</strong>.</p>
<p>On this occasion, next to the &#8220;master of the house&#8221;, we find again the &#8220;trusty&#8221; Nico Walser (composer, guitar, synths, field recordings) and the new collaborators Timo &#8220;Timook&#8221; Aspelmeier (composer, rhodes, hammond, synths, piano, drums, noises), David Marlow (composer, orchestral programming, piano, synth, percussions) and Judith Retzlik (violins, violas, cellos, voice).</p>
<p>Cinematic essence, symphonic elements, electronic experimentation, dreamlike moments and enchanted landscapes, chiaroscuro textures, are all flanked by classical moments in which strings and piano let you daydream. The strong point, once again, is the quality of the proposal, the compositions and the sounds. And, compared to what was offered with &#8220;Quiet Days on Earth&#8221;, the project, thanks also to the enlarged line-up, gives something more, widens its horizons wisely and courageously.</p>
<p>Fascinating the artwork by Andrea Weiß, in its quietness of a landscape that seems motionless (even if the smoke coming out from that chimney on the right suggests something else).</p>
<p><strong>Exploring the great wide nothing</strong> comes from far away, impalpable, vacuous. <strong>Electric Mud</strong> are in no hurry to put all their cards on the table and decide for a waiting game, even if with a solemn crescendo. It is only close to the end that Judith Retzlik&#8217;s strings &#8220;stick their nose out of the door&#8221;, softly.</p>
<p>Rain showers wet our robes in the first bars of <strong>The fear within</strong>. Then, Walser and Aspelmeier&#8217;s warm keyboards dry us with their velvety embrace. And when the keys meet the flute everything becomes poetic. And it is Walser again who &#8220;pulls&#8221; the piece along, even when it touches on jazz territory. Then everything opens symphonically, epically, with dark tones that are held back and developed a little further, less emphatic but no less functional.</p>
<p><strong>Around the mind in 80 lies</strong> has a &#8220;regal&#8221; start, before the rhythms start their lively &#8220;jump&#8221; (Bretschneider&#8217;s bass is clearly present), enriched with tense dowels. Everything points to an explosion, but instead, <strong>Electric Mud</strong> make a &#8220;U-turn&#8221;, entrusting the whole to Walser&#8217;s folk strings. Evocative. This is followed by brief flashes of madness, complete with whispered voices, and then the resumption of a tiptoeing path that leads to a rock moment, complete with a fiery solo.</p>
<p>Oppressive, funereal, almost Jacula-like, emerges <strong>Those who leave the world behind</strong>. A black whirlpool that suddenly turns into a cheerful medieval ballad. And when the organ &#8220;plays along&#8221; with the melody, everything becomes even more fascinating, before moving forward with flashes that even touch PFM territories.</p>
<p><strong>Guardians of the weather machine</strong> has a rather peculiar structure, almost without a well-defined form. From the beginning, where strings and electronics advance placing layers of tension on top of other layers of tension, to the moments that move between Nine Inch Nails and Prince, up to the dramatic &#8220;fall&#8221; between the notes of Judith Retzlik&#8217;s strings, everything is well constructed and pleasantly live.</p>
<p>Marlow&#8217;s soft, caressing piano welcomes us to the <strong>Silent stranger suite</strong>. Even when synthesizers and strings enter the scene, the sense of inner peace does not change a bit. And when everything is left in the hands of the Mediterranean strings of the guitar, the atmosphere becomes even more delicate and poetic. You are already in her arms, cradled maternally, when an organ slap comes to pull you down with force. What follows is a partial return to the initial sensations, a little richer and more tense, at times hypnotic, with Retzlik&#8217;s bow, in some moments with a touch like Giusto Pio, sublime in his intervention.</p>
<p>An exotic and mysterious touch characterises the first bars of <strong>Sérotonine</strong>. Then everything becomes faint, light, at times new age. And with the entrance of the bow, well encircled by the electronics, the episode takes on a poignant poetry, slightly Roz Vitalis, before closing symphonically. Undoubtedly one of the album&#8217;s most intense moments.</p>
<p>Suspense and tension grow in the piano notes that introduce us to <strong>Descent into the forsaken</strong> <strong>valley</strong>. And even when the electronics and strings enter the scene, everything takes on a new appearance but without giving way to the mood front. And, suddenly, after giving a little jazz essay, Walser&#8217;s piano gives way to some acid and sixties keys. But he soon returns to take the stage again, with class.</p>
<p><strong>Moving On</strong>. The farewell is sweet, melancholic, and flows from Marlow&#8217;s fingers, delicately resting on the piano.</p>
<p>This is the end of a new remarkable performance by the Teutonic project. A guarantee.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.donatoruggiero.com/2022/04/01/electric-mud-the-inner-world-outside/">Electric Mud &#8211; The Inner World Outside</a> proviene da <a href="https://www.donatoruggiero.com">Donato Ruggiero</a>.</p>
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